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	<title>archeologica toscana &#187; Stefania Berutti</title>
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	<description>Sezione Didattica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana</description>
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		<title>Il c.d. Apollino Milani</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella SALA 12 al secondo piano del Museo Archeologico di Firenze sono conservati alcuni importanti esempi di statuaria greca. Qui di seguito riportiamo la scheda analitica del c.d. Apollino Milani, completa di un commento che ne ripercorre la storia della scoperta e la storia degli studi.
Kouroi, Apollini ed ex – voto
La statua “Milani” fa parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>SALA 12</strong> al secondo piano del Museo Archeologico di Firenze sono conservati alcuni importanti esempi di statuaria greca. Qui di seguito riportiamo la scheda analitica del c.d. Apollino Milani, completa di un commento che ne ripercorre la storia della scoperta e la storia degli studi.</p>
<p><strong><em>Kouroi</em>, Apollini ed ex – voto</strong></p>
<p>La statua “Milani” fa parte di un tipo di statue caratteristico dell’arte greca arcaica; si tratta di una serie di sculture che rappresentano giovani uomini stanti, nudi. Tali statue, denominate “Apollo” od “Apollino” dagli archeologi dell’800, vengono ormai chiamate col termine greco antico di <em>Koûros</em> (pronunzia: ”cùros”; plurale <em>Koûroi</em>, pronunzia: ”cùroi”), che significa “giovane” o “giovinetto”. Ormai il termine ottocentesco di “Apollo” viene usato soltanto quando, come nel caso nostro, ha quasi finito per costituire il nome della statua, consacrato dall’uso di generazioni di studiosi. Il termine nacque dall’errata supposizione che i koûroi greci arcaici rappresentassero statue di divinità, particolarmente di Apollo, offerte al dio dai suoi devoti. I rinvenimenti archeologici di questo secolo hanno rivelato invece che lo stesso tipo di figura viene offerto a qualsiasi divinità e non al solo Apollo e che ad Apollo vengono offerte anche statue femminili. D’altro canto, non si dovrà supporre che nei koûroi s’intendesse raffigurare la persona dell’offerente, tanto è vero che alcuni <em>koûroi</em> recano iscrizioni dedicatorie di offerenti femminili. Si dovranno quindi interpretare i <em>kouroi</em> come ‘begli oggetti’ (<em>agàlmata</em>) offerti a divinità diverse; infatti l’<em>àgalma</em> poteva essere costituito non soltanto da statue, ma anche da altre classi di oggetti (come, ad esempio, dai crateri in bronzo, che sono ex-voto assai comuni nel VII-VI sec. a.C.).</p>
<p><strong>Torso di <em>kouros</em> c.d. Apollino Milani o Torso Milani</strong></p>
<p>N. inv. 99043<br />
Dimensioni: alt. m. 0,66.<br />
Provenienza: Grecia &#8211; Acquistato nel 1902 da L.A. Milani ad Osimo (AN): Coll.ne Briganti Bellini.<br />
Stato di conservazione: mancano la testa; le braccia, sotto l’attaccatura dell’omero; nonché la parte inferiore delle gambe (dal ginocchio).<br />
Datazione: 520-510 a.C.</p>
<p>Della capigliatura sono rimaste le estremità inferiori delle dieci “trecce”, che si distendono sulle spalle del <em>koûros</em>. I capelli, ancora lunghi (nonostante il contemporaneo mutamento di moda), sono tuttavia resi con “perle” più sciolte di quanto non avvenisse nei decenni precedenti. Sulle spalle è indicato il rigonfiamento del “trapezio”, che nella scultura greca comincia a venire annotato solo in questo periodo. Sul torace si tenta di mostrare la curvatura della clavicola (convessa verso lo sterno; concava presso le spalle), secondo moduli in uso occasionalmente già dal 540-530 a.C. Le clavicole proseguono sino al “deltoide”. Il margine inferiore del torace è reso con curva semicircolare ed il solco verticale tra sterno e linea alba è indicato con un modellato di scarsissima profondità, in omaggio alla resa anatomica tardo-antica, ormai aliena da ogni netta stilizzazione muscolare. Parimenti, sono scomparse le partizioni lobate del “retto dell’addome”, ancora presenti nell’”Apollo” (di qualche decennio prima); di questo muscolo è annotato, con sfumato delicatissimo, il solco del margine inferiore, parallelo al solco inguinale. Questo ultimo, ben più profondo dell’altro, è indicato con un semicerchio, secondo la resa adottata dal 540 a.C. circa. E’ annotato il rigonfiamento del muscolo “obliquo esterno” sopra la cresta iliaca, secondo moduli già in uso dal 570-50 a.C. (ma ancora schematici nell’”Apollo”, rispetto all’”Apollino”). Le cosce (ed i glutei) risultano singolarmente sviluppate rispetto alla acerba delicatezza del busto: in particolare, appare specialmente robusta la parte interna dei quadricipiti. Evidenti, inoltre, risultano le cavità trocanteriche, sul dorso laterale dei glutei. Sul dorso, scolpito con uno sfumato particolarmente sensibile, sono indicati il solco spinale, le scapole ed il rilievo del “gran dorsale” e dei muscoli “estensori della spina&#8221;.</p>
<p>Il piccolo <em>Kouros</em> è stato inserito dalla Richter nel Gruppo di sculture ordinate intorno alla statua n.20 del santuario beotico di <strong>Apollo <em>Ptoios</em></strong>, ovverossia nel più recente raggruppamento di <em>kouros</em> che raccoglie opere datate tra l’ultimo ventennio del VI a.C. e gli inizi di qello successivo, caratterizzate da quella piena e completa consapevolezza dele possibilità espressive della figura umana che porerà al superamento dello schema convenzionale del <em>kouros</em> verso manifestazioni più naturalistiche e con una più coerente relazione tra il movimento e la penetrazione dello spazio.</p>
<p>Dei due <em>kouroi</em> fiorentini quello minore è sempre stato considerato l’opera di più elevato livello artistico e di maggiore qualità formale. A partire da Antonio Minto e da Gisela Richter infatti la statua è stata generalmente posta in relazione con veri capolavori della scultura attica del tardo VI a.C:, soprattutto con il cd. Teseo dell’Acropoli di Atene. Il torso Milani sembra condividere con le opere del tardo arcaismo attico la struttura slanciata e il dinamico ritmo interno, così come il movimento muscolare che rende le superfici particolarmente vivide. L&#8217;intera figura è dominata dal modellato particolarmente sensibile e delicato dell’incarnato, dalla graduale fusione dei piani. Il <em>kouros</em> è legato all’ambito delle <strong>opere greco-insulari</strong>, con le quali è stato confrontato almeno per le singole caratteristiche. Potrebbe essere attribuito ad uno scultore attico degli anni fra il 520 e il 510 a.C. che lavorò proprio per quell’ambiente raffinato e artisticamente vivace, fortemente permeato da suggestioni e spunti formali di derivazione greco-orientale, quale era Atene negi ultimi anni della tirannide dei figli di Pisistrato.<br />
Vanno tuttavia almeno ricordate alcune opinioni differenti, come quella di Joseph Floren, che assegna il Torso Milani alla cerchia dell’officina del <em>kouros</em> del Louvre e quindi a <strong>scuola paria</strong>, e quella di Enrico Paribeni che vede un contrasto fra il modellato soffuso e morbido ma frantumato del Torso, e le linee unitarie di contorno e di costruzione proprie del cd. Teseo dell’Acropoli, smontando quindi quello che era ritenuto finora il più solido punto d’appoggio per la nostra piccola statua e suggerendo un inseriimento nella serie dei <em>kouroi</em> di produzione beotica, i cui rapporti e in qualche caso le dipendenze dai moduli scultorei cilcadici sono spesso palesi.</p>
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		<title>Il c.d. Apollo Milani</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 09:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella SALA 12 al secondo piano del Museo Archeologico di Firenze sono conservati alcuni importanti esempi di statuaria greca. Qui di seguito riportiamo la scheda analitica del c.d. Apollo Milani, completa di un commento che ne ripercorre la storia della scoperta e la storia degli studi.
Kouroi, Apollini ed ex &#8211; voto
La statua “Milani” fa parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>SALA 12 </strong>al secondo piano del Museo Archeologico di Firenze sono conservati alcuni importanti esempi di statuaria greca. Qui di seguito riportiamo la scheda analitica del c.d. Apollo Milani, completa di un commento che ne ripercorre la storia della scoperta e la storia degli studi.</p>
<p><strong><em>Kouroi</em>, Apollini ed ex &#8211; voto</strong></p>
<p>La statua “Milani” fa parte di un tipo di statue caratteristico dell’arte greca arcaica; si tratta di una serie di sculture che rappresentano giovani uomini stanti, nudi. Tali statue, denominate “Apollo” od “Apollino” dagli archeologi dell’800, vengono ormai chiamate col termine greco antico di <em>Koûros</em> (pronunzia: ”cùros”; plurale <em>Koûroi</em>, pronunzia: ”cùroi”), che significa “giovane” o “giovinetto”. Ormai il termine ottocentesco di “Apollo” viene usato soltanto quando, come nel caso nostro, ha quasi finito per costituire il nome della statua, consacrato dall’uso di generazioni di studiosi. Il termine nacque dall’errata supposizione che i <em>koûroi</em> greci arcaici rappresentassero statue di divinità, particolarmente di Apollo, offerte al dio dai suoi devoti. I rinvenimenti archeologici di questo secolo hanno rivelato invece che lo stesso tipo di figura viene offerto a qualsiasi divinità e non al solo Apollo e che ad Apollo vengono offerte anche statue femminili. D’altro canto, non si dovrà supporre che nei <em>koûroi</em> s’intendesse raffigurare la persona dell’offerente, tanto è vero che alcuni <em>koûroi</em> recano iscrizioni dedicatorie di offerenti femminili. Si dovranno quindi interpretare i <em>kouroi</em> come ‘begli oggetti’ (<em>agàlmata</em>) offerti a divinità diverse; infatti l’<em>àgalma</em> poteva essere costituito non soltanto da statue, ma anche da altre classi di oggetti (come, ad esempio, dai crateri in bronzo, che sono ex-voto assai comuni nel VII-VI sec. a.C.).</p>
<p><strong>IL c.d. APOLLO MILANI</strong></p>
<p><strong>N. inv. 99042</strong></p>
<p>Dimensioni: alt. m 1,39.<br />
Provenienza: Grecia &#8211; Acquistato nel 1902 da L.A. Milani ad Osimo (AN): Coll.ne Briganti Bellini.<br />
Stato di conservazione: mancano le gambe, al di sotto del ginocchio. La testa è ricongiunta. Di restauro le estremità del naso e del mento, realizzate con marmo insulare bianco ma di tonalità differente, a grandi cristalli (all’apparenza proveniente da Naxos, forse cave di Aliki).<br />
Datazione: 540 &#8211; 530 a.C.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>Cranio tondeggiante sulla sommità e appiattito sul retro. Lunghe orecchie, impostate in alto, dai grandi lobi piatti. Occhi bulbosi, con iride e pupilla incise. Naso lungo e relativamente stretto, a dorso piatto. Labbra ricurve verso l’alto, nel tipico “sorriso arcaico”. Zigomi e mandibole pronunciati; solco pronunciato tra naso e bocca, sul labbro inferiore e subito sotto di esso. I capelli, lunghi, si distendono sulle spalle in dieci trecce appuntite all’estremità inferiore e rese con una serie di 18/19 “perle” quadrangolari sovrapposte. Queste si distendono sulla calotta in rettangoli appiattiti dalla benda che stringe il capo ed è annodata sull’occipite. Sul davanti la benda è coperta da una serie di otto ciocche per parte che, stilizzate in “fiamma”, costituiscono una sorta di diadema naturale, il cui effetto è accentuato dalla stella che sormonta la fronte e dalla doppia fila di ricci stilizzati in “chiocciolette”, collocata subito sotto alla benda e sopra alla fronte. Torace sviluppato, con vita particolarmente stretta. Un lungo solco verticale prosegue lo sterno nella cosiddetta “linea alba”, che separa al centro il muscolo piatto (<em>rectus abdominis</em>) che ricopre l’addome. Il <em>rectus abdominis</em> è separato dal torace e dalle cosce mediante solcature che producono nette interruzioni di piani. E’ inoltre campito in tre suddivisioni orizzontali, che delineano la tipica muscolatura dell’addome maschile atletico al di sopra dell’ombelico. Quest’ultimo determina un ripiegamento dell’epidermide, reso con una serie di piegoline che diverranno comuni nelle statue greche alcuni decenni dopo. Le braccia, supine in tutta la loro lunghezza, si volgono verso le cosce nel corso inferiore degli avambracci; esse si mantengono discoste dal corpo, salvo sotto le ascelle ed all’altezza delle mani; queste ultime, caratterizzate da pollici corti, sono chiuse a pugno. Sul retro delle braccia si segnalano le tipiche piegoline che rendono l’epidermide dei gomiti; nonchè il rilievo diritto che delinea l’ulna dell’avambraccio. La muscolatura del dorso della figura, sensibile, risulta tuttavia meno analitica di quella dell’addome: sono notate le scapole ed è sottolineato il solco spinale. La resa caratteristicamente stereometrica dei glutei si accentua nella parte laterale della statua, secondo i tipici moduli bidimensionali della scultura greca arcaica: si noti, ad esempio, la mancanza di ogni resa della cavità che contraddistingue l’inserzione del trocantere nel bacino. La muscolatura delle gambe si segnala per la quantità dei dettagli e, contemporaneamente, per la loro stilizzazione, spesso lontana dalla verità organica. Si noti, a questo proposito, la resa del ginocchio, caratterizzato, sotto alla rotula, da due noduli minori, intesi evidentemente come stilizzazioni del legamento rotuleo e, rispettivamente, della testa della tibia. Si noti, inoltre, la resa della muscolatura liscia della coscia anteriore, con l’inconsueta biforcazione del solco tra i muscoli del quadricipite.</p>
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		<title>Pericle</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pericle (495-429 a.C.), uomo di stato ateniese promotore di importanti realizzazioni artistiche tra cui il Partenone sull'Acropoli di Atene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pericle (495-429 a.C.) – Uomo di stato ateniese che riuscì a orientare in maniera decisiva la politica di Atene durante una trentina d’anni. Paladino di una democrazia egalitaria, sfruttò in pieno le risorse dell’impero ateniese e si fece promotore di importanti realizzazioni artistiche: sotto di lui si data il progetto e la realizzazione del Partenone sull’Acropoli di Atene.</p>
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		<title>Ceramica di Gnathia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 10:10:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Classe di ceramica proveniente da Gnathia, in Puglia. Vasi a vernice nera con sovradipinture in bianco, giallo-oro e rosso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antica città dell’Apulia (oggi rimangono solo rovine presso Fasano, in provincia di Brindisi) che dà il nome a una vasta classe di vasi, ricoperti di vernice nera, con decorazioni ornamentali, sovradipinte in bianco, giallo-oro e rosso. Dato l&#8217;elevato numero di rinvenimenti, probabilmente proprio presso Gnathia doveva essere attiva una fiorente manifattura di tale classe di vasi, tra il IV e il III sec. a.C.</p>
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		<title>Pittore di Schuwalow</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 10:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ceramografo attico dell'ultimo venticinquennio del V sec. a.C. Prende il nome da una collezione cui apparteneva il primo vaso a lui attribuito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ceramografo attico anonimo, così denominato dal nome della collezione a cui apparteneva il primo vaso a lui attribuito; attivo nell’ultimo venticinquennio del V secolo a.C., dipinge soprattutto piccoli vasi con scene decorative che proseguono lo stile del pittore di Eretria.</p>
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		<title>Vasi di Hadra</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vasi rinvenuti in abbondanza nella necropoli di Hàdra presso Alessandria d'Egitto. Datati al III sec. a.C. sono un ritorno alle figure nere ma con carattere animalistico e floreale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vasi di produzione alessandrina (III sec. a.C.), rinvenuti inizialmente, in abbondanza, nella necropoli di Hàdra (presso Alessandria d’Egitto). Segnano un ritorno all’antica tecnica delle figure nere, pur nel carattere quasi esclusivamente animalistico e floreale delle minute e raffinate decorazioni.</p>
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		<title>Esiodo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 15:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esiodo, poeta dell'VIII sec. a.C., autore di Teogonia e Opere e Giorni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poeta greco, originario Cuma eolica, sulla costa egea anatolica, vissuto verso la fine dell’VIII sec. a.C. in Beozia, nel villaggio di Ascra, ai piedi del monte Elicona. Autore di una Teogonìa e delle Opere e giorni, nonché di opere attualmente conservate solo in frammenti (il Catalogo delle donne).<br />
Nelle &#8220;Opere e giorni&#8221; Esiodo si rivolge al fratello Pèrse, componendo un poema didascalico il cui protagonista è il mondo dei piccoli contadini, condannati a lavorare duramente per sopravvivere. Nell&#8217;analizzare la triste sorte dell&#8217;essere umano, Esiodo ripercorre le leggendarie cinque età, da quella d&#8217;oro all&#8217;epoca di Crono all&#8217;attuale, infelice, età del ferro. L&#8217;unica speranza risiede nella <em>dike</em>, la giustizia amministrata da Zeus per contrastare violenza, corruzione e mancanza di moderazione.</p>
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		<title>Ceramica laconica</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 08:38:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ceramica prodotta in Laconia, regione del Peloponneso il cui capoluogo è Sparta, nel VI sec. a.C.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ceramica a figure nere prodotta in Laconia (la regione amministrata da Sparta nel sud del Peloponneso) tra VII e VI sec. a.C. Si tratta per lo più di coppe decorate internamente da complesse scene figurate, esportate in maniera più consistente in aree ove la presenza o l’influsso culturale di Sparta appare più forte: l’emporio greco di Nàucrati in Egitto, la dorica Cirène, Taranto (fondata, quest’ultima, alla fine dell’VIII sec. a.C. da coloni spartani).</p>
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		<title>Teopompo</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 07:10:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Storico greco del IV sec. a.C. autore delle Elleniche e della Storia di Filippo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Storico greco nato a Chio nel 378 a.C. e morto in Egitto dopo il 323 a.C. Trascorse un&#8217;esistenza errabonda, perché il padre era considerato di simpatie filospartane, in parecchi paesi della Grecia e dell&#8217;Asia, particolarmente ad Atene dove sarebbe stato scolaro di Isocrate, e alla corte macedone. Tornò in patria solo grazie all&#8217;intervento di Alessandro Magno, alla morte del quale dovette riparare in Egitto. Fu un oratore acclamato e autore di scritti polemici e di trattati morali. Deve la sua notorietà alle Elleniche, un&#8217;opera in 12 libri in cui continuava la narrazione tucididea partendo dal 411 a.C. e giungendo al 394 a.C., e alla Storia di Filippo, in 58 libri, storia universale del periodo del regno di Filippo II di Macedonia. Teopompo ha uno sguardo nuovo nel panorama degli storici greci del suo tempo: egli esce dagli stretti confini delle storie particolaristiche legate a <em>pòleis </em> specifiche e abbraccia un più largo contesto delle vicende del Mediterraneo e del Vicino Oriente persiano. </p>
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		<title>Luciano di Samosàta</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 06:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario]]></category>
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		<category><![CDATA[Grecia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura greca]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano di Samosata]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrittore greco del II sec. d.C. autore di numerosi dialoghi di carattere satirico e filosofico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luciano di Samosata (in Siria) visse nel II secolo d.C. Fu avvocato, oratore e autore di un’ottantina di opere, prevalentemente in forma di dialogo. Risentì dell’influsso dell’umorismo cinico di Menippo di Gadara e della Commedia attica, che lo portò fra l’altro a satireggiare la religiosità popolare (Gli déi a concilio) e la vanità umana (I dialoghi dei morti); poi, nelle opere mature, dei dialoghi platonici (Ermotimo, Immagini). Oltre alla forma del dialogo impiegò quella epistolare (Come si scrive la storia) e del racconto (come nella Vera storia, una parodia del romanzo d’avventure). </p>
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