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	<title>archeologica toscana &#187; MANF &#8211; Storia</title>
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	<description>Sezione Didattica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana</description>
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		<title>Il Palazzo della Crocetta</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Santissima Annunziata]]></category>

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		<description><![CDATA[Edificato da Giuliano Parigi nel 1619-20 come ampliamento di un "Casino" costruito da Lorenzo il Magnifico, fu adibito a residenza privata per Maria Maddalena (1600-1633), sorella di Cosimo II, che si ritirò in questo luogo posto presso il Monastero della Crocetta. Il Parigi collegò il secondo piano del Palazzo con la basilica della Santissima Annunziata, tramite un cavalcavia che oggi è visitabile, e con il vicino Monastero di via Laura. Il Palazzo fu particolarmente amato da Leopoldo II, che lo utilizzò come "villa urbana".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Edificato da <a href="http://www.archeologicatoscana.it/parigi-giuliano/">Giuliano Parigi</a> nel 1619-20 come ampliamento di un “Casino” costruito da Lorenzo il “Magnifico” (1469-92) su terreni acquistati in zona dai Medici, fu adibito come residenza privata per Maria Maddalena (1600-1633), sorella di Cosimo II (1609-1621), nata “malcomposta” di membra, che si ritirò in questo luogo posto presso il Monastero della Crocetta in cui era solita passare le sue giornate.<br />
A questo scopo, Parigi collegò il palazzo con un cavalcavia alla basilica della Santissima Annunziata e al vicino monastero in via Laura (numeri civici 48-52). Nel 1621, venne estesa la clausura al Palazzo, poi revocata alla morte di Maria Maddalena, restituendo a esso il carattere di abitazione privata dei Medici.<br />
In seguito fu quindi abitato da altre principesse, quali la sorella Claudia (1604-1648), duchessa vedova di Urbino; le nipoti Anna (1616-1676), figlia di Cosimo II e moglie dell’arciduca Ferdinando Carlo d’Austria (1628-1662), e Vittoria della Rovere (1622-1694), figlia di Claudia e moglie di Ferdinando II (1610-1670).<br />
Il Palazzo della Crocetta era una caratteristica “villa urbana” quali poche se ne conoscevano a Firenze e, quelle poche, situate tutte nei pressi della cinta muraria, ossia in zone scarsamente urbanizzate.<br />
Nel 1739 il primo Reggente, il lorenese Marc de Beauveu principe di Craon, che abitò il Palazzo dal 1737 al 1748, decise di modificare sia il giardino, inserendovi piante da frutta, che l’interno della costruzione. Famose, ma non sempre amate dalla nobiltà fiorentina, le sue feste invernali nel mal riscaldato Palazzo della Crocetta, tenute dal principe nella sua qualità di Reggente per l’assente granduca Francesco II (1737-65), ex duca di Lorena (1725-36). Questi, infatti, risiedeva a Vienna come Francesco I, Sacro Romano Imperatore (1745-65), sposo della potente Maria Teresa d’Asburgo (la coppia visitò la Toscana una sola volta, nel 1739). Richiamato Craon a Vienna e sostituito nel 1748, il Palazzo rimase probabilmente disabitato fino al 1757, anno in cui il marchese Antonio Botta Adorno (il repressore dei moti “di Balilla” nella Genova del 1746) fu a sua volta nominato Reggente del Granducato e vi apportò alcune modifiche.<br />
Il Palazzo della Crocetta fu particolarmente amato dal grande Leopoldo I d’Asburgo-Lorena (Pietro Leopoldo, 1765-90), che lo fece dotare del secondo piano nell’estate del 1788, secondo un disegno non privo -nell’alzato interno- di perspicui richiami alle volumetrie del rococò austrobavarese: si può dunque supporre un intervento architettonico, quanto meno indiretto, del poliedrico Sovrano.<br />
Sotto Leopoldo II (1824-1859), nel periodo immediatamente precedente all’unificazione dell’Italia, vennero fatte scoppiare delle bombe nell’atrio del Palazzo della Crocetta, in occasione di una festa a cui partecipava in qualità di R. Commissario Carlo Boncompagni (rappresentante in Toscana del Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II), che risiedeva in Borgo Pinti e andava preparando, dopo la partenza di Leopoldo II (27 aprile 1859), il plebiscito che nel marzo 1860 avrebbe sancito l’annessione del Granducato al nuovo Regno d’Italia.<br />
Le trasformazioni più evidenti furono effettuate quando Firenze divenne Capitale d’Italia (1865-70) e l’edificio fu adibito a ospitare la sede della Regia Corte dei Conti. Tra i lavori più “suggestivi” va menzionata la ricostruzione del cavalcavia che aveva unito il Palazzo al Convento della Crocetta al tempo di Maria Maddalena de’ Medici.<br />
Dopo il trasferimento della capitale a Roma, il Palazzo venne variamente utilizzato fino al 1879,quando fu prescelto come sede del Regio Museo Archeologico.</p>
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO</strong><br />
P. ROSELLI ET ALIAE, Nascita di una capitale, Firenze 1985, p. 50, p. 64 (la ristrutturazione di Palazzo della Crocetta nel 1865-66, per la R. Corte dei Conti),<br />
p. 190 s. (Monastero di S. Maria degli Angiolini, via della Colonna n. 34, sul quale si veda anche P. ROSELLI ET ALII, Fascismo e centri storici in Toscana, Firenze 1985, p. 41).<br />
D.PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, La Formazione del Museo Archeologico di Firenze, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 33- 81.<br />
G. ANDRIULLI, A.M. CEDDIA, A. TROPEA, Il complesso monumentale del Museo Archeologico di Firenze. Formazione e trasformazione, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 100-126 e note 284-364 a pp. 173-175.</p>
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		<title>I confronti Egei</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte dell' Egeo Orientale]]></category>
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		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Regio Museo Etrusco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo Archeologico di Firenze possiede una delle collezioni più importanti di oggetti provenienti dall’Egeo Orientale e da Creta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“nella stessa sala XXV è una collezione di monumenti delle regioni di Italia che furono in rapporto con l’Etruria, tanto nel periodo preistorico che in quello protostorico e storico… che ci permette di cogliere e di apprezzare le differenze e somiglianze tecniche e formali con i prodotti dell’Etruria e quelli specifici di altre regioni d’Italia.” “Ad uno scopo parallelo corrisponde la sezione delle antichità preelleniche ….<br />
Dati i rapporti di origine esistenti fra l’Etruria, l’Asia Minore e l’oriente greco, è di sommo interesse scientifico poter raffrontare con i più antichi manufatti dell’Etruria non solo i precedenti prodotti della civiltà egea e micenea; ma altresì quelli della civiltà premicenea in Anatolia e nelle isole greche non che quelli proto greci di Rodi e di Cipro, con cui l’Etruria ebbe indubbi rapporti commerciali nell’età storica”</em>.<br />
Da “<em>Il Regio Museo Archeologico di Firenze I</em>” di Luigi Adriano Milani, Firenze 1912.</p>
<p>Il Museo Archeologico di Firenze possiede una delle collezioni più importanti di oggetti provenienti dall’Egeo Orientale e da Creta: i materiali costituiscono infatti un repertorio molto vasto di vasi micenei, minoici, ciprioti, statue votive, bronzi ecc.<br />
Nel dicembre 2007, una <a href="http://www.archeologicatoscana.it/“egeo-cipro-siria-e-mesopotamia-dal-collezionismo-allo-scavo-archeologico”/">mostra</a> allestita con questi reperti ha dato la possibilità di valutare con maggiore attenzione l’importanza di una tale raccolta e di ripercorrere l’origine del loro arrivo nel Museo fiorentino.</p>
<p>Quando <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-adriano-milani/" target="_self">Luigi Adriano Milani </a>(1854 – 1914) riveste l’incarico di Direttore del Regio Museo Etrusco di Firenze (1881), all’indomani della scelta della nuova sede nel Palazzo della Crocetta, sa già che le sale dedicate alla civiltà etrusca dovranno essere affiancate da quelle in cui riunire i testimoni del percorso di tale civiltà nel Mediterraneo. Lo studioso è convinto dell’origine orientale degli Etruschi e ambisce a stabilire un collegamento con i prodotti delle civiltà italiche, per questo individua due sale che chiama dei “Confronti Egei ed Italici”. Mentre per i reperti provenienti da Sardegna, Sicilia, Italia settentrionale è abbastanza facile contattare antiquari o scavatori più o meno dilettanti da cui acquistare o chiedere esemplari delle loro collezioni, il recupero di oggetti “egei” è più laborioso. Tuttavia Milani si impegna nello stringere rapporti con chi gli può fornire alcuni dei materiali che proprio tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 sono i frutti delle prime campagne di scavo nel Mediterraneo orientale. Per quel che riguarda <a href="http://www.archeologicatoscana.it/creta/">Creta</a>, uno dei suoi ispettori, che gli succederà, <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-pernier/" target="_self">Luigi Pernier</a>, è uno stretto collaboratore di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/halbherr-federico/">Federico Halbherr</a>, archeologo roveretano impegnato nella scoperta dei siti affascinanti di Gòrtina, Festòs, Haghìa Triàda ecc. Milani chiede, quasi in cambio del permesso di Pernier di partecipare agli scavi di Festòs, di avere almeno una parte dei vasi recuperati, che risulti significativa per il suo intento di delineare la filiazione orientale degli Etruschi. I problemi sono di natura soprattutto politica, la maggior parte del materiale rimane a Roma presso il Museo Preistorico Etnografico diretto da <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-pigorini/" target="_self">Luigi Pigorini</a>, tuttavia, anche grazie al Pernier, giungono a Firenze vasi in stile cosiddetto “di <em><a href="http://www.archeologicatoscana.it/stile-di-kamares/">Kamàres</a></em>” e alcune casse con reperti dai vari scavi della Missione Archeologica Italiana a Creta. In alcuni casi Milani tratta direttamente con Pigorini barattando alcuni oggetti con corredi tombali tarquiniesi. Tra il 1902 e il 1906 i contatti con il Museo Archeologico di Atene guadagnano al Museo fiorentino alcuni pregiati oggetti di provenienza greca.<br />
I materiali di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/cipro/">Cipro</a> hanno una vicenda più lineare: già a partire dal 1870 è il console italiano Riccardo Colucci a donare a Firenze il nucleo principale, mentre tra il 1902 e il 1909 Milani entra in contatto con importanti commercianti ciprioti e acquista a più riprese vari lotti.<br />
La storia dell’arrivo del materiale rodio è invece costellata da personaggi dal profilo a volte romanzesco: a partire dal 1899 Milani è in contatto con Halbherr anche per i reperti degli scavi a <a href="http://www.archeologicatoscana.it/rodi/">Rodi</a>, attraverso F. Càrabott, antiquario maltese operante a Creta, conosce Elias Arapides, un appassionato che risulta determinante non solo per il Museo di Firenze ma per numerosi musei europei. Elìas Arapìdes, a lungo direttore della società “Eastern Telegraph Company Limited” di Rodi, già a partire dal 1904 comincia a seguire gli archeologi danesi nelle ricognizioni sul territorio dell’isola e arriva a pagare i contadini perché indichino a lui prima che agli studiosi i luoghi in cui è più promettente scavare, oppure perché si procurino per lui i pezzi migliori. Rimane nelle annotazioni degli scavi ufficiali proprio il suo ostruzionismo tacito ma inesorabile nei confronti del lavoro scientifico.<br />
Per aggirare le severe norme turche Arapìdes riesce a far uscire clandestinamente i materiali con l’aiuto e la copertura di Alfredo Biliotti, un diplomatico di carriera che aveva scavato con Auguste Salzmann la necropoli di Kàmiros. Tra il 1903 e il 1906 Arapìdes e Biliotti riforniscono molti musei europei, tra cui quello fiorentino.<br />
La ricomposizione dei vari lotti ha reso possibile identificare con certezza la provenienza della maggior parte di questi dalla necropoli di Kechràci (Kàmiros) e di ricostruire le vicende degli scavi clandestini nell’isola di Rodi. A partire dal 21 settembre 1903 i contatti tra Arapìdes e Milani, destinati a protrarsi per altri tre anni, si fanno più intensi e serrati: più che di acquisti si tratta ormai di veri e propri donativi. Arapìdes viene insignito da onorificenze greche e francesi in ringraziamento dei vasi che egli fa giungere nei musei di quei Paesi. Lo stesso Milani intercede presso il Ministero della Pubblica Istruzione e un Regio Decreto del 10 ottobre 1904 nomina Elias Arapìdes Cavaliere della Corona d’Italia. I contatti si interrompono bruscamente nell’aprile del 1906, data dell’ultima lettera tra i Milani e Arapìdes. I successivi nuclei di materiali dal Dodecaneso giunsero in città solo nel 1912 e nel corso del 1913, dopo la vittoria italiana nella guerra contro la Turchia (1911-1912) e l’occupazione italiana del Dodecaneso. Oggi i materiali greci, ciprioti e rodii sono esposti nel Museo Archeologico al secondo piano, in una sala (<strong>SALA 10</strong>) dedicata principalmente all’arte dell’Egeo Orientale: oggigiorno non si tratta più di testimoniare una presunta origine orientale ed a quello del “confronto” è stato preferito l’intento didattico: la disposizione del materiale permette infatti di ripercorrere le tappe principali della storia dell’arte rodia e cipriota.</p>
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO</strong><br />
L.A. MILANI, <em>Il Regio Museo Archeologico di Firenze I</em>, Firenze 1912 G. ANDRIULLI, A.M. CEDDIA, A. TROPEA, <em>Il complesso monumentale del Museo Archeologico di Firenze. Formazione e trasformazione</em>, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 100-126 e note 284-364 a pp. 173-175<br />
E. SORGE, <em>“oggetti magari comuni, ma antichissimi…” Gli arrivi dei materiali cretesi e ciprioti nel Museo Archeologico di Firenze</em>, in &#8220;Egeo Cipro Siria e Mesopotamia. Dal Collezionismo allo scavo Archeologico&#8221; (catalogo della mostra), Sillabe 2007, pp.28-33<br />
M.C. MONACO,<em> Dal Dodecaneso a Firenze: i materiali di età arcaica e classica</em>, in &#8220;Egeo Cipro Siria e Mesopotamia. Dal Collezionismo allo scavo Archeologico&#8221; (catalogo della mostra), Sillabe 2007, pp. 108-117.</p>
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		<title>I cortili interni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 15:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MANF - Storia]]></category>
		<category><![CDATA[centro storico di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Adriano Milani]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Adriano Milani colloca i reperti degli scavi urbani fiorentini tra il giardino e le sale della sezione topografica, secondo i principi da lui seguiti per la sistemazione dei materiali provenienti da contesti di scavo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’opera di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-adriano-milani/" target="_self">Luigi Adriano Milani</a> si divide tra l’acquisto di materiale per allestire le sale del Museo Archeologico e l’organizzazione di scavi urbani nel centro storico di Firenze.<br />
I reperti vengono ovviamente ospitati nel Museo e Milani li colloca tra il giardino e le sale della sezione topografica, secondo i principi da lui seguiti per la sistemazione dei materiali provenienti da contesti di scavo.<br />
Oggi la maggior parte di quei frammenti di iscrizioni, colonne e monumenti è assemblata in “tempietti” allocati nei cortili interni del Palazzo della Crocetta; altri materiali provenienti dagli scavi ottocenteschi, nonché interessanti plastici ricostruttivi della fondazione romana e delle evoluzioni urbanistiche della città nel corso dei secoli, sono esposti nel prezioso museo “Firenze com’era” in via dell’Oriuolo.<br />
Tra i materiali dei cortili del Museo Archeologico sono tornati alla ribalta della cronaca alcuni fusti di colonne tortili e frammenti di iscrizioni provenienti dalla zona di Piazza S. Firenze, presso il Tribunale. Questi reperti sono stati in parte ricomposti con i risultati degli scavi di emergenza svolti nel 2008: dalle ricerche d’archivio nelle documentazioni degli scavi sette- e ottocenteschi, appare chiaro che si tratta delle vestigia del tempio di Iside di II sec. d.C. e si attendono gli sviluppi di ulteriori interventi che chiariscano la topografia della <a href="http://www.archeologicatoscana.it/firenze-romana/" target="_self"><strong>Firenze romana</strong></a>.<br />
I cortili non sono visitabili; solo in alcune ricorrenze, come la festa di S. Reparata (7 ottobre), sono organizzate visite guidate.<br />
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO</strong><br />
L.A. MILANI, <em>Il Regio Museo Archeologico di Firenze I</em>, Firenze 1912<br />
D. PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, <em>La Formazione del Museo Archeologico di Firenze</em>, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 33- 81<br />
G. ANDRIULLI, A.M. CEDDIA, A. TROPEA, <em>Il complesso monumentale del Museo Archeologico di Firenze. Formazione e trasformazione</em>, in «Studi e materiali» V, 1982, pgg. 100-126 e note 284-364 a pgg. 173-175<br />
A. ROMUALDI,<em> Il Museo Archeologico di Firenze,</em> in M. TORELLI (a cura di) &#8220;Etruschi&#8221; (catalogo della mostra), Milano 2000, pp. 515-521.</p>
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		<title>Le Antiche Collezioni</title>
		<link>http://www.archeologicatoscana.it/le-antiche-collezioni/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MANF - Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Antiche Collezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[collezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[colombaria]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Adriano Milani]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo della Crocetta]]></category>
		<category><![CDATA[Sarcofago delle Amazzoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo fiorentino riunisce alcune tra le più importanti collezioni di arte antica italiane. Il gusto mediceo si unì alla necessità di raccogliere il maggior numero di testimonianze del popolo dell’antica Etruria, per stabilire un ideale collegamento tra i lucumoni etruschi e i nuovi <em>Duces Etruriae </em>(i granduchi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Museo fiorentino riunisce alcune tra le più importanti collezioni di arte antica italiane. Il gusto mediceo si unì alla necessità di raccogliere il maggior numero di testimonianze del popolo dell’antica Etruria, per stabilire un ideale collegamento tra i lucumoni etruschi e i nuovi <em>Duces Etruriae </em>(i granduchi) che si proclamavano legittimi eredi di un territorio provocatoriamente allungato nei confini dello Stato Pontificio. È nel Cinquecento che giungono a Firenze i bronzi ritrovati ad Arezzo, la Chimera e la Minerva; inoltre l’Arringatore, recuperato fortunosamente dalla zona del Lago Trasimeno, o, secondo altri, presso Perugia.</p>
<p>Il primo nucleo mediceo, che di materiale etrusco conservava non molto a parte i tre bronzi, si arricchisce in periodo lorenese: i granduchi, oltre a finanziare le spedizioni egiziane, acquistano alcune raccolte private come quella della famiglia <a href="http://www.archeologicatoscana.it/galluzzi/">Galluzzi</a> di Volterra (Pi -1771) o i reperti degli scavi effettuati nella necropoli del Portone presso Volterra (1828) e riuniti da <a href="http://www.archeologicatoscana.it/cinci-giusto/">Giusto Cinci</a>. Le antichità etrusche, con molti oggetti che allora non venivano ancora identificati come greci, vengono esposte al pubblico presso la Galleria degli Uffizi nel 1853; quando poi trovano sistemazione presso il Cenacolo di Foligno sono già arricchiti dai numerosi ritrovamenti archeologici che prendono piede in tutto il territorio toscano: è soprattutto la <a href="http://www.archeologicatoscana.it/societa-colombaria/">Società Colombaria</a> di Firenze, facendo propri alcuni progetti di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/francois-alessandro/">Alessandro François</a>, a gestire campagne di scavo a Chiusi (Si), Sovana, Cosa e Roselle (Gr). La raccolta di materiale antico comprende acquisti e donazioni, come quella di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/currie-sir-william/">William Currie </a>che nel 1863 lascia in eredità gemme e oggetti preziosi, o i lasciti chiusini del barone di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/de-vagnonville-fouques/">Vagnonville</a>. Nel 1870 giungono le raccolte del conte <a href="http://www.archeologicatoscana.it/bucelli-pietro/">Pietro Bucelli </a>dal territorio tra Chiusi e Montepulciano (Si). Una volta scelta la sede definitiva del Museo, la direzione acquista collezioni o singoli reperti (è il caso clamoroso del Sarcofago delle Amazzoni da Tarquinia) recuperati spesso nelle tenute di nobili appassionati di antichità: in tal modo giunge a Firenze una delle raccolte più importanti di ceramica attica, acquistata su indicazione del Direttore di Antichità delle Regie Gallerie fiorentine, <a href="http://www.archeologicatoscana.it/gian-francesco-gamurrini/" target="_self">Gian Francesco Gamurrini</a>, nel 1871, dal <a href="http://www.archeologicatoscana.it/marchese-campana-giampietro/">marchese G.P. Campana </a>e proveniente dalle necropoli dell’Etruria meridionale; oppure la collezione<a href="http://www.archeologicatoscana.it/guarnacci-mario/"> Guarnacci </a>di Volterra, campionario di urne funerarie etrusche figurate.</p>
<p>Negli anni ’90 dell’800 sono trasferiti al Palazzo della Crocetta numerosi marmi e bronzi antichi delle collezioni lorenesi e buona parte della collezione glittica, dei preziosi e numismatica. Mentre rimane ancora un progetto irrealizzato quello di riunire tutti i marmi antichi presenti non solo agli Uffizi ma anche a Boboli, Pitti e nelle ville medicee. Nei primi decenni del ‘900 giunge al Museo Archeologico soprattutto materiale greco e cipriota, in qualità di donazioni o acquisti, mentre con la scomparsa di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-adriano-milani/">Luigi Adriano Milani </a>(1914) la politica della Soprintendenza e della direzione del Museo è più orientata verso un intensificarsi dell’attività sul campo.</p>
<p>Oggi le antiche collezioni medicee e lorenesi sono allestite al secondo piano del Palazzo della Crocetta: le mostre temporanee permettono periodicamente di fare riemergere dai magazzini i tanti oggetti spesso “nascosti” agli occhi dei visitatori.</p>
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO </strong><br />
D. PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, <em>La Formazione del Museo Archeologico di Firenze</em>, in “Studi e materiali” V, 1982, pp. 33- 8.<br />
A.M. ESPOSITO, G. DE TOMMASO (a cura di), <em>Vasi attici</em>, Firenze 1993<br />
A. ROMUALDI, <em>Il Museo Archeologico di Firenze</em>, in &#8220;Etruschi&#8221; (catalogo della mostra) Bompiani 2000, pp. 515-521.</p>
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		<title>Il Museo Topografico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MANF - Storia]]></category>
		<category><![CDATA[collezioni archeologiche]]></category>
		<category><![CDATA[dodecapoli etrusca]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Adriano Milani]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Topografico]]></category>
		<category><![CDATA[Vetulonia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’allestire il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Luigi Adriano Milani ordina il materiale che giunge dagli scavi fortuiti o sistematici seguendo un principio “innovativo” per l’epoca, quello topografico. Allestisce le sale al piano terra del Palazzo della Crocetta perché intende creare una continuità anche visiva con i materiali del giardino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 5 maggio del 1897 al piano terreno della Crocetta viene inaugurato il Museo topografico: esso comprende diciassette sale, e il nucleo più significativo è formato dal materiale proveniente da Vetulonia (Gr), scavata in quegli anni da Isidoro Falchi.<br />
Il progetto di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-adriano-milani/" target="_self">Luigi Adriano Milani</a> (1854-1914) è ambizioso: egli intende ordinare il materiale archeologico, che giunge dagli scavi fortuiti o sistematici, seguendo un principio “innovativo” per l’epoca, quello topografico. Allestisce le sale al piano terra del Palazzo della Crocetta perché intende creare una continuità anche visiva con i materiali del giardino.<br />
Già nel 1908 alle sale iniziali lungo via della Colonna si aggiungono altre otto sul lato opposto del giardino, oggi non più esistenti: ogni sala è dedicata a uno dei <em>populi Etruriae</em>,  nella definizione che si legge nelle fonti latine e che dunque rispecchia una suddivisione romana legata all’elenco della <a href="http://www.archeologicatoscana.it/dodecapoli-etrusca/"><em>dodecapoli</em></a>; i materiali, riuniti secondo il luogo di provenienza, sono allestiti con cura didattica, forniti di una mappa che definisce il contesto geografico pertinente.</p>
<p>A Vetulonia sono dedicate tre sale (materiali villanoviani di Poggio alla Guardia, corredo della tomba del Duce, della Pietrera, della tomba del Littore); Populonia è presente inizialmente con una collezione di monete; nella sala di Chiusi (Si) è allestita la collezione che il barone <a href="http://www.archeologicatoscana.it/?p=948&amp;preview=true">Foucques de Vagnonville</a> ha lasciato in eredità al Comune di Firenze.<br />
I frontoni di Luni sono sistemati nella Galleria che si affaccia sul giardino; anche i resti degli scavi nel centro di Firenze sono accolti nelle sale del Topografico.<br />
Per realizzare la sezione topografica Milani punta ad assicurarsi i frutti degli scavi più recenti o i pezzi che giacciono nei palazzi nobiliari: dagli scavi condotti a Falerii (odierna Civita Castellana, in provincia di Roma) dall’antiquario Benedetti e a Narce da Adolfo Cozza, Angiolo Pasqui e Felice Barnabei, Milani acquista alcuni corredi; tra il 1902 e 1903 giungono altri corredi da Saturnia (Gr), e dalle necropoli di Monte Michele presso Veio (Roma).<br />
Dal 1893 al 1916 il principe Tommaso Corsini, con l’autorizzazione di Milani, conduce ricerche sistematiche, condotte con rigore scientifico nella tenuta di sua proprietà a Marsiliana d’Albegna (Gr). Dal 1908 cominciano gli scavi governativi a Populonia nella necropoli di San Cerbone.</p>
<p>Con l’avvento del Soprintendente <a href="http://www.archeologicatoscana.it/antonio-minto/">Antonio Minto</a> (1880 – 1954), dopo il periodo difficile del primo dopoguerra, il Museo Archeologico è al centro di un progetto di ampio rinnovamento che però non tocca il giardino sistemato da Milani e che prevede un ampliamento della sezione topografica. Con il tempo le sale diventano 52, organizzate secondo le intenzioni di Milani e arricchite dall’intensificarsi degli interventi sul territorio ad opera della Soprintendenza. Lo smantellamento delle sale su via della Colonna è dettato da problemi strutturali, tuttavia segna la fine della stretta connessione tra Topografico e giardino che era stata alla base dell’impostazione di Milani.</p>
<p>L’alluvione del 1966 è particolarmente rovinosa per la sezione Topografica che l’ubicazione al piano terra rende evidentemente vulnerabile: i lavori di recupero dei materiali costringono alla chiusura delle sale. Negli anni ‘90 si cerca a più riprese di riaprire il Museo Topografico tra problemi economici di gestione e dubbi metodologici e museografici, inoltre a poco a poco molte comunità locali investono nei propri beni archeologici e creano antiquaria o musei che tolgono a Firenze le sezioni relative. Vetulonia, Piombino (Li), Cortona (Ar), Chianciano (Si), Sarteano (Si) e molti altri, diventano sempre più autonomi nella gestione dei reperti scavati sul territorio e in Toscana si assiste al fiorire di una rete di musei civici organizzata e in costante evoluzione.<br />
Oggi le sale dell’<em>ex</em> Topografico sono state definitivamente smantellate e nel Museo Archeologico è stato ricavato uno spazio espositivo per quei materiali che i problemi di ordine economico e di spazio non permettono di rendere fruibile al pubblico. Le mostre temporanee organizzate nell’<em>ex</em> Topografico forse acquistano un’importanza essenziale per mantenere vivo il Museo, in un rapporto di scambio e arricchimento reciproco con il visitatore.</p>
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<p><strong>BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO</strong><br />
L.A. MILANI, <em>Museo Topografico d’Etruria</em>, Roma 1898<br />
L.A. MILANI, <em>Il Regio Museo Archeologico di Firenze I</em>, Firenze 1912<br />
G. CAPUTO, <em>Il Museo Archeologico di Firenze, il suo stato e il suo avvenire</em>, Firenze 1967<br />
D.PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, <em>La Formazione del Museo Archeologico di Firenze</em>, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 33- 81<br />
G. ANDRIULLI, A.M. CEDDIA, A. TROPEA, <em>Il complesso monumentale del Museo Archeologico di Firenze. Formazione e trasformazione</em>, in «Studi e materiali» V, 1982, pgg. 100-126 e note 284-364 a pgg. 173-175<br />
G. CAPECCHI,<em> Un Catalogo mai edito, un Disegno archiviato. Vittorio Poggi e la nascita del Museo Archeologico di Firenze</em>, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia. Università degli Studi di Perugia. 1. Studi Classici 27, n.s. 13, (1989-90), pp. 199-230<br />
A.ROMUALDI, <em>Il Museo Archeologico di Firenze</em>, in M. TORELLI (a cura di) &#8220;Etruschi&#8221; (catalogo della mostra), Milano 2000, pp. 515-521.</p>
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		<title>Il Giardino</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MANF - Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
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		<category><![CDATA[musei fiorentini]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[museo en plein air]]></category>
		<category><![CDATA[palazzi fiorentini]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Firenze]]></category>

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		<description><![CDATA[In una lettera datata 1892 di Luigi Adriano Milani al Ministro della Pubblica Istruzione P. Villari appare chiaro come il Palazzo della Crocetta sia stato scelto in funzione del giardino, che sembrava adatto ad ospitare in ali costruite all’interno le sculture antiche disseminate nella Galleria degli Uffizi e in vari palazzi fiorentini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una lettera datata 1892 di <a href="http://www.archeologicatoscana.it/luigi-adriano-milani/" target="_self">Luigi Adriano Milani</a> al Ministro della Pubblica Istruzione P. Villari appare chiaro come il Palazzo della Crocetta sia stato scelto in funzione del giardino, che sembrava adatto ad ospitare in ali costruite all’interno le sculture antiche disseminate nella Galleria degli Uffizi e in vari palazzi fiorentini.<br />
Milani considera il giardino come un’appendice del suo Museo Topografico e, per allestirlo, fa riferimento alla propria esperienza di studioso e visitatore dei maggiori musei europei: il metodo di “trapianto” dei monumenti era diffuso in quell’epoca e aveva esempi illustri soprattutto a Berlino con la porta di Babilonia o l’altare di Pergamo. Accanto a questa impostazione scientifica il Milani non disdegna la scelta di sculture poste nel giardino “per vaghezza”, inseguendo una sensibilità classica.</p>
<p>I giardini all’inglese dell’800 sono ricchi di giochi d’acqua e ruderi antichi, in Svezia nel 1891 viene aperto un parco botanico che ospita all’interno un museo del folklore. In Italia, invece, si mantiene il cosiddetto giardino all’italiana, che nell’800 può essere arricchito da piante esotiche ma in generale conserva la struttura di età rinascimentale.<br />
Il giardino del Palazzo della Crocetta aveva ricevuto la fisionomia che in parte conserva ancora oggi: il principe di Craon, reggente granducale, intorno alla metà del Settecento aveva chiesto al giardiniere di Boboli, Francesco Romoli, di suddividere gli spazi in una serie di aiuole rettangolari e di allestire un agrumeto (di questo si conservano tre piante in prossimità del Salone del Nicchio). In questo assetto il giardino entra a far parte del Museo nel 1885.<br />
Il giardino pensato dal Milani è un museo en plein air, che suscita anche l’ammirazione di studiosi stranieri e forse prende spunto dalle Esposizioni Universali che nel corso del secolo vengono allestite nelle capitali europee.<br />
L’idea è quella di smontare alcune tombe etrusche e ricostruirle a Firenze in modo da permettere al visitatore l’esperienza allora rara di venire a contatto con il materiale direttamente nel contesto di pertinenza. Il criterio di scelta è legato alle condizioni di conservazione, per cui sono spostati solo quei monumenti per i quali non è garantita una buona tutela sul posto. Tuttavia gli intenti scientifici di Milani lasciano presto il posto a una suggestione estetica che non va troppo per il sottile: <a href="http://www.archeologicatoscana.it/castellucci-giuseppe/" target="_self">Giuseppe Castellucci</a>, l’architetto che cura il trasporto delle tombe e la loro ricostruzione, non è attento a mantenere solo il materiale originario e compie integrazioni ardite.<br />
In alcuni casi (tombe di Poggio alla Guardia e del Diavolino I, dal territorio di Vetulonia, Grosseto) la ricostruzione è solo parziale e si provvede al trasporto della sola cella; nella tomba di Casale Marittimo (Li) i blocchi delle pareti della camera e della pseudo cupola, originariamente lavorati a secco dagli Etruschi, vengono ricomposti con malta legante, mentre fra gli elementi lapidei della copertura si inseriscono staffe, a loro volta bloccate da pile di mattoni. Il muro circolare (tamburo) che sostiene e nello stesso tempo decora la base del tumulo non è ripristinato: il tumulo emerge così dal piano di calpestio del terreno del giardino; sarà uno dei successori, Antonio Minto, a tentare di salvare l’apparenza mettendo delle pietre informi che conferiscono al tutto l’aspetto di un’aiuola fiorita recintata.</p>
<p>Una delle suggestioni di Luigi Adriano Milani era la ricostruzione fatta a Londra di una tomba etrusca nella quale i visitatori erano invitati a entrare al lume di torce, l’atmosfera, così resa toccante, aveva colpito il direttore fiorentino, che quindi arricchisce le tombe ricostruite nel giardino di oggetti anche quando non appartenenti al medesimo contesto; sulla tomba di Casale Marittimo è infatti il cippo di Settimello (Fi) e all’interno della tomba della necropoli orvietana del Crocifisso del Tufo viene inserito il corredo di una tomba diversa della stessa necropoli.</p>
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		<title>Nascita e formazione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 13:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Berutti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze nasce e si forma in un periodo di intensa attività intellettuale e politica nella Firenze capitale della neonata nazione italiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Firenze e le correnti culturali a metà dell’800</strong><br />
Il Museo Archeologico Nazionale nasce e si forma in un periodo di intensa attività intellettuale e politica nella Firenze capitale della neonata nazione italiana.<br />
In Europa il pensiero filosofico e le correnti culturali europee cercavano di indirizzare i sentimenti dei popoli che attraverso aspri scontri dovevano ora organizzarsi e identificarsi in un ideale comune. D’altro canto, il rapporto di Firenze con le vestigia del passato era reso esclusivo e particolare proprio dal carattere di tali testimonianze: la città, infatti, era ricca di luoghi che nei secoli avevano contenuto, e in qualche caso cominciato a catalogare, i più disparati repertori del sapere umano, da quello storico-artistico a quello scientifico. Già nel 1853 la Galleria degli Uffizi era stata aperta al pubblico, che poteva ammirare, accanto a statue romane e quadri secenteschi, anche i reperti antichi con cui i membri della famiglia Medici avevano tracciato un filo rosso dai lucumoni etruschi ai granduchi toscani di un territorio che, per corrispondere parzialmente a quello etrusco, sconfinava nei possedimenti papalini.<br />
Sono perciò gli Uffizi a presentarsi, a Firenze, come il primo istituto museale in un’accezione moderna, con il biglietto d’ingresso – gratuito la domenica – custodi preposti alla accoglienza e vigilanza ed etichette didascaliche. Tale spirito innovativo nella presentazione e fruizione dell’oggetto antico si inserisce nella più grande corrente del <a href="http://www.archeologicatoscana.it/positivismo/" target="_self">pensiero positivista</a>: in Italia in questo periodo si viene infatti delineando un sistema di musei locali, nati da un rinnovato interesse delle comunità per il proprio passato e dai risultati delle ricerche scientifiche, e di musei a carattere nazionale sorti sulla spinta delle esigenze di una politica centralizzatrice.<br />
A Firenze la temperie culturale porta all’apertura dell’Istituto di Studi Superiori, una sorta di scuola di perfezionamento, accolta poi nel sistema accademico, oppure alla fondazione di riviste scientifiche e letterarie, la “Nuova Antologia” e il quotidiano “La Nazione”; nel 1865 apre i battenti la casa editrice Le Monnier e nel 1868 viene fondata la Biblioteca Nazionale (inizialmente nei locali amministrativi della Galleria degli Uffizi). In questo clima si cerca di rinnovare l’assetto delle collezioni artistiche e scientifiche presenti nella città: nei musei scientifici c’è una maggiore attenzione all’aspetto didattico, sono forse quelli che più direttamente beneficiano del rinnovamento positivista. All’allestimento dei musei di carattere storico o storico-artistico si dispone una commissione nominata nel 1860, cui una legge del 1866 facilita il compito inducendo le congregazioni religiose a consegnare allo Stato gli oggetti, arazzi, statue, dipinti e libri, raccolti nei secoli.<br />
La formazione dei nuovi musei è legata ai lavori dell’Istituto di Studi Superiori di Firenze: se con l’impostazione idealista, infatti, si cercava nel museo un tempio consacrato a valori imprescindibili testimoniati dagli oggetti del passato e del presente, con quella positivista si tentava di seguire lo sviluppo storico di una cultura e di una civiltà cercando la complicità tra il luogo di studio e il laboratorio in cui applicare le teorie elaborate: il museo diventa perciò una scuola pratica e di apprendimento al servizio dei professori e degli studenti dell’Istituto.<br />
Nacquero così, negli stessi anni, il Museo di Storia Naturale, l’Orto Botanico, il Museo di Psicologia, il Museo di Antropologia e di Etnografia.<br />
La ricerca e il museo archeologico mantennero anche un’importanza politica: se il “genio” italiano e fiorentino si ritrovavano analizzati e offerti al pubblico nei musei di impostazione scientifica, lo spirito di comunanza politica che stava nascendo doveva essere rafforzato dalla conoscenza approfondita del passato remoto, dei popoli che avevano abitato l’Italia e ne avevano preparato l’avvento come Nazione.</p>
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