Firenze romana

dicembre 28, 2009 scritto da Stefania Berutti
Archiviato in: Itinerari, Territorio 

La tradizione antiquaria fiorentina, medievale e moderna, poneva l’antico scalo portuale di Florèntia in un’ormai interrata rientranza dell’Arno, che sarebbe un tempo esistita nell’area dell’odierna piazza Mentana. Benché tale tradizione non sia mai stata convalidata dall’effettuazione di sistematici scavi archeologici, non vi sono seri motivi di dubitare di un’informazione, nei secoli, universalmente accettata (dia. 43).

Risulta  infatti, dalle fonti antiche (Strabone), che l’Arno fosse  navigabile: una navigabilità di piccolo-medio cabotaggio e sembra plausibile, a tale proposito, che l’attracco portuale potesse trovarsi immediatamente fuori dalla cinta urbica, non lontano dall’unico ponte d’attraversamento sull’Arno (che, come abbiamo visto, si trovava subito a monte dell’attuale Ponte Vecchio).

Attraverso questo ponte doveva pervenire a Firenze la via Cassia dopo che, nel 125 d.C. circa, Adriano ne ebbe spostato il tracciato sulla sinistra dell’Arno. Passato il fiume, si ritiene che il nuovo itinerario raggiungesse la porta meridionale di Florèntia per un breve raccordo viario parallelo all’odierna Por Santa Maria e che lambisse le mura meridionali e occidentali della città secondo un tracciato pressappoco corrispondente a borgo Santi Apostoli.  Di lì doveva indirizzarsi verso il vecchio tracciato della Cassia (che raggiungeva verso Rifredi) per una direttrice corrispondente approssimativamente alle attuali piazza Santa Trinita e alle vie del Limbo/Inferno, Belle Donne, Avelli, Valfonda, attraverso il Romito e via F. Corridoni: l’attuale “forca di San Sisto”, per esempio (ossia lo stretto canto stradale fra via del Sole e via delle Belle Donne), conserverebbe nel proprio nome ricordo dell’antico xystus, il “portico” stradale cioè che costeggiava la nostra direttrice viaria.

Si pensa che precedentemente, finché Florèntia non ebbe acquisito maggiore importanza, la Cassia evitasse il fondovalle e si mantenesse su vetuste direttrici lontane da acquitrini o da rischi alluvionali. La Cassia preadrianea sarebbe dunque rimasta alla destra dell’Arno, ricalcando (nel Valdarno Superiore) l’odierna, suggestiva “Via dei Sette Ponti” (S.P. 17/FI; S.P. 1/AR) e, nella conca fiorentina, un itinerario pedecollinare per Compiobbi, Terenzano, Settignano e poi per Coverciano, S. Gervasio, Cure, Pellegrino, Montughi, Rifredi, Le Panche, Castello ecc. (oppure, alle basse falde collinari, dopo Settignano: Corbignano, Maiano, Camerata, la Pietra, Careggi, Quarto ecc.).

Da questo sistema di percorrenze, Florèntia doveva essere raggiunta mediante tre possibili raccordi. Uno, meridionale; l’altro, orientale; il terzo, settentrionale. Taluni studiosi ritengono che il primo di essi costituisse il percorso principale della Via fin dalla nascita di Florèntia; esso -provenendo dal pian di Ripoli, per Ricorboli e la direttrice delle vie dei Bastioni, S. Niccolò, de’ Bardi-  raggiungeva la Porta Meridionale, nell’attuale Calimaruzza, per la breve direttrice delle piazze del Pesce, S. Stefano e de’ Saltarelli). Il secondo, orientale, corrispondeva alla prosecuzione esterna del decumano massimo (borghi degli Albizi e La Croce; vie Pietrapiana, Gioberti e Aretina). Il terzo infine, settentrionale, corrispondeva alla continuazione del Cardo massimo (borgo S.Lorenzo, via Ginori e via S.Gallo, viale don Minzoni).

Quest’ultimo raccordo, proseguendo lungo il torrente Mugnone, venne a costituire il primo tratto della via Faventina, corrispondente all’attuale SS. 302 (“Faentina”, appunto). Per essa pervenne a Firenze, nel 393 d.C.,  S.Ambrogio, che era esule a Faenza. Recò con sé il culto tipicamente milanese per S.Lorenzo, con cui vennero denominati il capoluogo mugellano (attraversato non a caso dalla “Faventina”), l’omonimo borgo fiorentino (che inaugurava la direttrice per Faenza, subito fuori dalla cinta muraria romana, e che corrispondeva alla prosecuzione settentrionale esterna del cardo massimo); nonché la prima basilica fiorentina. Secondo una pia tradizione popolare fiorentina, il grande vescovo milanese  -durante il suo soggiorno a Firenze-  avrebbe dimorato presso la prosecuzione orientale esterna del decumano massimo, più o meno nel luogo (lungo borgo La Croce)  in cui fu più tardi edificata la chiesa che tuttora porta il suo nome.

Se non ci sono motivi di dubitare che la direttrice della strada romana per Pisa corrispondesse grossomodo all’attuale Via Pisana (SS. 67), forti dubbi riguardano le direttrici usate per attraversare l’Appennino tosco-emiliano e per pervenire a Bologna: potrebbero essere state molteplici ed è, comunque,  ragionevole ritenere che, con l’aumento di importanza di Florèntia, un loro raccordo col tratto fiorentino della Cassia abbia preso un netto sopravvento su eventuali precedenti direttrici casentinese-mugellane o pedemontane valdarnesi (la menzionata via “dei Sette Ponti”, per esempio).

Come si è voluto documentare complessivamente, gli scavi urbani in Firenze rivestono carattere prevalentemente documentario e di salvaguardia delle testimonianze del tessuto storico edilizio. Appare chiaro dalle cartografie catastali leopoldine che parte della configurazione urbanistica medievale, ricalcando ma anche saturando quella di età romana, è stata totalmente snaturata dagli interventi, cosiddetti, di “risanamento e bonifica” (per lo più sventramenti) che volevano rendere nuova gloria alla Firenze di fine Ottocento.

Pagine: 1 2 3 4 5 6

Commenti

2 commenti su Firenze romana

  1. Rodolfo il 19 lug 2010 18:55
  2. Brava Stefania bel lavoro!

  3. Stefania Berutti il 10 set 2010 17:29
  4. Gentile sig. Rodolfo, la ringrazio per il complimento ma rendo a chi di dovere ciò che non mi appartiene! Il testo è stato redatto dalla Sezione Didattica della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Firenze, io ho provveduto esclusivamente a renderlo fruibile sul sito archeologicatoscana.

    Continui a leggere il sito e ad apprezzare il lavoro della Sezione Didattica!
    grazie
    Stefania Berutti

Lascia un commento: