Ginnasio e palestra
La hoplitodromìa
La corsa in armi prende il nome dall’oplita (hoplìtes), il cittadino libero che dispone dei mezzi per procurarsi un’armatura completa e che nei momenti d’emergenza è pronto a combattere per la pòlis nei ranghi della formazione militare caratteristica del periodo arcaico, la falange. Prescindendo dalla connotazione agonale, questa disciplina atletica era considerata anche un’eccellente preparazione in senso militare. L’equipaggiamento dei concorrenti, che a Olimpia e ad Atene gareggiavano di solito sulla distanza di due stadi, a Nemea su una distanza maggiore, era costituito da uno scudo circolare, da un elmo e da schinieri; gli schinieri vennero abbandonati nel corso del V sec. a.C., l’elmo nel secolo successivo. A Olimpia la hoplitodromìa venne introdotta nel programma delle competizioni ufficiali nel 520 a.C.; Pausania (V 12,8) ci informa che venticinque scudi lignei rivestiti di lamina bronzea erano depositati ‘nel tempio’, probabilmente affinché a tutti i concorrenti toccassero in sorte scudi dello stesso peso. La corsa armata aveva luogo altresì in occasione dei giochi Pitici di Delfi e, come accennato sopra, in quelli di Nemea; ad Atene si correva in varie circostanze, fra l’altro nella festa delle Panatenee.
Nella ceramica dipinta ateniese, la documentazione inizia verso la metà del VI sec. a.C. con le anfore ‘panatenaiche’, i vasi-premio destinati ai vincitori delle gare che si svolgevano durante le Panatenee; ma la maggior parte delle raffigurazioni ci è offerta dalla tecnica a figure rosse (in special modo su coppe), nel corso della prima metà del V sec. a.C. La frequenza delle rappresentazioni si spiega con la popolarità e il significato della hoplitodromìa nell’educazione dei giovani – esempi in cui gli atleti sono caratterizzati dall’età adulta, come la coppa a figure rosse inv.3910 (non esposta), sono più rare – oltre che nella prospettiva di un’adeguata preparazione militare. Le fonti c’informano che anche pitture su tavola del celebre Parrasio avevano per soggetto corridori in armi. Nel caso della coppa inv.3910 vediamo all’interno un atleta barbato che regge nella destra uno strigile, assistito da un giovanetto che gli presenta l’elmo e lo scudo (si noti che lo scudo reca come emblema la figura di un corridore in posizione di partenza, con le braccia protese in avanti, i piedi ravvicinati e le gambe leggermente flesse); all’esterno, hoplitodròmoi osservati in vari atteggiamenti dentro una palestra, indicata da una colonna sul lato A. Qui un atleta reca uno schiniere sull’avambraccio destro e si volge verso i colleghi, mostrando allo spettatore lo scudo visto dall’interno; l’atleta che gli è più vicino si curva in avanti, un altro porta una mano all’elmo; a destra sono conservate le gambe di un atleta che tiene lo scudo appoggiato a terra. Sul secondo lato, da sinistra: un atleta che regge uno scudo e forse un elmo; uno che ha deposto a terra lo scudo e prova una corsa; un istruttore avvolto in un mantello che gli lascia scoperta una spalla; un atleta stante, rivolto verso il centro della figurazione.
Preparazione della pista e riposo
Sulla coppa inv.91455 (non esposta) un giovane nudo con un nastro fra i capelli trattiene fra le gambe un cesto adagiato su un fianco, nel quale sta raccogliendo mediante un piccone terra fine, o sabbia, da usare nella palestra. Lo stesso utensile (in greco skapàne) compare frequentemente nelle raffigurazioni connesse con il ginnasio: cfr. le nostre coppe inv.3930 (non esposta) e 151562 (PD 265) (SALA 14).
Su una coppa databile verso il 480 a.C. (inv. 151659 [PD 269], non esposta) vediamo giovani atleti raffigurati al di fuori della pratica sportiva, in uno spazio aperto segnalato da alberi sui due lati esterni. Sul lato A un giovane deterge l’olio e il sudore da un braccio con uno strìgile, mentre un altro che, al centro, impugna lo stesso utensile si volge verso un compagno che sta piegando il proprio mantello. In alto sono sospesi gli accessori tipici della palestra: due haltères (i pesi per il salto in lungo), inoltre un arýballos e una spugna. Un arýballos è raffigurato anche, sospeso alla mano di un giovane, sul lato B della coppa, su cui due atleti sono intenti a lavarsi, curvi ciascuno su un bacino sostenuto da un pilastro scanalato. Nel fondo della coppa un giovane regge i sandali per le stringhe, mentre la sua mano destra teneva un oggetto, oggi perduto a causa di una lacuna, al di sopra di un bacino dello stesso tipo di quelli raffigurati all’esterno della stessa coppa.
Atleti vittoriosi
Sul cratere a figure rosse inv.151520 [PD 509] (SALA 16) è raffigurata una Nìke che reca una benda al rappresentante della tribù giunta prima nella corsa con le torce (lampadedromìa), in un contesto che allude chiaramente a una premiazione ufficiale. Numerose immagini, tra cui quella che decora la pelìke a figure rosse inv.4021 (SALA 16), sembrano invece connesse non con una premiazione ufficiale, ma piuttosto con i festeggiamenti tributati ai giovani atleti da parte di ammiratori. Sul lato principale del vaso, un personaggio barbato applica una tenia alla gamba di un giovane atleta; l’ambientazione della scena in una palestra è suggerita da una bassa colonna e dagli utensili per l’igiene personale rappresentati sospesi a una parete sul lato B, strettamente connesso con quello principale.
Dello stesso genere è anche la bella immagine nel frammentario tondo di una coppa, attribuito al Pittore di Colmar (inv.151294, non esposta): un giovane atleta con bende annodate intorno al capo, alle braccia e alle gambe (nello spazio che circonda la figura sono rappresentati un bastone da passeggio e un tralcio vegetale) regge nelle mani una ghirlanda e una lepre viva, appena ricevute in dono. Lepri e galletti sono il consueto dono dell’amante (erastés) al giovane amato (eròmenos); la palestra rappresenta lo sfondo ideale che consente ai giovani rampolli delle famiglie aristocratiche ateniesi di mettere in mostra prestanza fisica, coraggio e nobiltà di spirito e di attrarre su di sé l’attenzione dei frequentatori delle palestre. Il dono testimonia, al tempo stesso, il successo del giovane palestrita e l’avvio di un rapporto -non paritario ma profondamente significativo sul piano della formazione culturale e “politica” dell’eròmenos- con il partner maturo: il giovane eròmenos non rappresenta altro che la preda, opportunamente conquistata con doni, del proprio erastés, non diversamente da una lepre catturata dalle mani esperte del cacciatore.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
E. NORMAN GARDINER, Greek Athletic Sports and Festivals, Londra 1910
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H.A. HARRIS, Greek Athletes and Athletics, Londra 1964
R. PATRUCCO, Lo sport nella Grecia antica, Firenze 1972
J. SWADDLING, The Ancient Olympic Games, Londra 1980
AA.VV., Lo sport nel mondo classico. “Athla” e atleti nella Grecia classica, Milano 1987
AA.VV., L’archeologia racconta lo sport nell’antichità (cat. della Mostra), Firenze 1988
E. LIPPOLIS, Gli eroi di Olimpia. Lo sport nella società greca e magnogreca, Taranto 1992
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