Il Pittore di Meidias nel Museo Archeologico di Firenze
KÀLPIS ATTICA A FIGURE ROSSE DEL PITTORE DI MEIDIAS
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze conserva due capolavori della ceramografia attica di V sec. a.C. attribuiti al Pittore di Meidìas: si tatta di due kalpìdes , due hidriai a profilo continuo collo-spalle, rinvenute in una tomba della necropoli di San Cerbone. Qui di seguito riportiamo le informazioni principali di una delle due.
(N.inv. 81947, non esposta) Dimensioni: alt. cm. 47; largh. massima con le anse cm. 43,8; diam. bocca cm. 16,5.
Provenienza: Populonia (LI), necropoli di San Cerbone (rinvenimento 1903; acquisto 1904).
Stato di conservazione: pressoché perfetto, salvo una scheggiatura sull’ansa sinistra ed un’altra, minuscola, sull’orlo del piede a destra. Il vaso è ricomposto da numerosi frammenti.
Decorazione: labbro ornato da un giro di ovuli, che prosegue anche intorno alle attaccature delle anse; sul collo, fascia di palmette inscritte in cerchi. Sotto all’ansa verticale: due palmette sovrapposte, di cui quella inferiore è racchiusa entro un contorno triangolare, costituito dalle spirali e dai racemi che nascono da quelli, corrispettivi, superiori (desinenti, ai lati dell’ansa, in due altre palmette poste in alto tra viticci e fogliami). Sotto la zona figurata, fascia di meandro, interrotta ogni quattro elementi da un riquadro a scacchiera. La rappresentazione abbonda di numerosi ritocchi in vernice dorata, applicati su uno strato di argilla disposto sopra alla vernice rossa (soprattutto nei gioielli, nei particolari delle piante e nella decorazione delle vesti). Quasi ogni personaggio era accompagnato da un’iscrizione dipinta che lo designava, ormai sostanzialmente caduta.
Descrizione del soggetto raffigurato.
Registro inferiore: al centro compaiono Faone (Phàon) e Demònassa, incorniciati da un lungo ramo di alloro, reso con bacche dorate. Sul ramo si appoggia Hìmeros (il rimpianto amoroso) contraddistino da ali e da tenia (una benda) dorate. Alla destra di questo gruppo, si trovano Latona e suo figlio Apollo. Alla sinistra del gruppo centrale compaiono altri due personaggi: la ninfa Leurà (la “levigata”), seduta, ed un’altra figura femmnile, interpretata (attraverso l’iscrizione incompleta) come Chrysog(h)èneia (”nata da stirpe d’oro”).
Registro superiore: al centro corre veloce nell’aria il cocchio di Afrodite, raffigurata con le vesti trasparenti e svolazzanti, tirato da un altro Hìmeros e da Pòthos (desiderio amoroso); i due eroti volano abbracciati, nudi. A destra siedono abbracciate, in alto, due compagne di Afrodite, Hyg(h)ìeia (la salute) ed Eudaimonìa (la felicità). Sulla sinistra della composizione sono raffigurate altre due compagne di Afrodite: Erosòra (la primavera) e Pannychìa (la veglia notturna), quest’ultima seduta.
Datazione: circa 410 a.C.
Il Pittore di Meidìas e altre sue opere a Firenze
Vesti trasparenti e svolazzanti, frequenti ritocchi in oro degli ornamenti (che compaiono in modo cospicuo e ricco), gesti pieni di grazia e raffinatezza e, per lo più, convegni di divinità disposti in vario modo nello spazio, con indicazioni del terreno, di rocce, arbusti ecc., caratterizzano la produzione del Pittore di Meidìas, manifestandone il buon livello “artigianale”. L’insistente ricerca dello scorcio, le pose eleganti, i panneggi svolazzanti documentano il gusto che s’impone ad Atene dopo la morte di Fidia e testimoniano il sorgere di un nuovo atteggiamento psicologico e spirituale, che si afferma in seguito ai rovesci militari ateniesi ed alla progressiva secolarizzazione comportata dal diffondersi della sofistica. Il Pittore di Meidìas è, tradizionalmente, il più noto tra i ceramografi degli ultimi decenni del V sec. a.C. (quelli, cioè, che costituiscono la cosiddetta “Quinta Generazione” di pittori vascolari che usano la tecnica a figure rosse). In genere predilige vasi di grandi dimensioni, ma le figure che dipinge sono piuttosto minute (sempre però aggraziate e rese in armonia con lo spazio). I soggetti che si riscontrano con più frequenza sono rappresentati da quei personaggi divini e semidivini che si muovono della cerchia di Afrodite, quali ad es. Hyg(h)ìeia, Paidià, Eunomìa, Harmonìa, Hìmeros, Pòthos, ecc., personificazioni rispettivamente di “Salute” , “Gaiezza”, “Buon governo”, ecc.; essi compaiono attorno ai personaggi principali (Afrodite, Adone, Faone), fissati in atteggiamenti di languido abbandono. A Firenze abbiamo un’altra opera del Pittore: è la kàlpis che (dotata com’è delle stesse dimensioni, decorazione, forma, provenienza), viene a ragione definita “gemella” di quella da noi esaminata. Si tratta del vaso n.inv. 81948 (non esposto) ed è anch’essa figurata con una scena ambientata nella cerchia di Afrodite, rappresentata in questo caso in compagnia di Adone.
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