Il rito funerario in Grecia nelle decorazioni vascolari del Museo Archeologico di Firenze

marzo 12, 2010 scritto da Stefania Berutti
Archiviato in: MANF, MANF - Percorsi 

Le lèkythoi a fondo bianco

Vi è una classe di materiali che si distingue per il repertorio decorativo strettamente legato alla funzione funeraria: si tratta della lèkythos, un contenitore di olii profumati spesso utilizzati per ungere la salma e quindi destinato a costituire un’offerta votiva nelle tombe. Tra il 460 e il 430 a.C. si data una produzione di lèkythoi funerarie in cui la decorazione è applicata su un fondo di ingubbiatura bianca e sfrutta una gamma di colori che hanno fatto pensare alla riproduzione di motivi della pittura su larga scala. La tecnica pittorica si ritrova in altri vasi ma sulle lèkythoi il tema dominante è la visita alla tomba, riprodotta come stele rettangolare, più o meno modanata, posta su un bassa rampa di scalini e decorata con nastri annodati o ghirlande.
Su una lèkythos della SALA 14 (inv. 4238), attribuita al Pittore di Sàbouroff e datata al 450 a.C., sono raffigurati un giovane ammantato e una donna, che reca sul capo un basso canestro, in atto di avvicinarsi a un monumento funerario. Su un gradino della base è deposta una lèkythos, che richiama, come in un gioco di specchi, l’offerta al defunto e il vaso che ospita la scena.
Sono proprio le decorazioni di queste lèkythoi funerarie, tra le quali famose sono quelle del Pittore di Achille, a offrirci sempre maggiori particolari riguardo ai riti funerari di età classica: secondo alcune fonti letterarie, la ghirlanda profumata e i nastri colorati posti sulla stele servirebbero ad assimilare il monumento funebre con la persona del defunto.

Il IV sec. a.C.

Nonostante i ripetuti tentativi di limitare il lusso dei monumenti funerari, si datano al IV e III sec. a.C. alcuni piccoli tempietti (naìskoi) costruiti sulla tomba e decorati con le statue del defunto e dei parenti, una sorta di resa in tridimensione dei soggetti delle stele di V sec. a.C.
In Magna Grecia questi monumenti diventano i protagonisti delle decorazioni vascolari destinate ai corredi funebri: nella SALA 7 vi è un importante esempio di tale produzione, un cratere (inv. 4049) a volute àpulo attribuito al Pittore dell’Elmo e datato tra il 320 e il 310 a.C.
Su un lato è l’omaggio a una stele funeraria da parte di due donne, mentre sul lato principale troviamo la scena tipica del repertorio di questi vasi, vale a dire la processione di offerenti presso un naìskos, all’interno del quale le figure rese in bianco rappresentano le statue dei defunti, così come apparivano nel monumento reale.
I cortei degli offerenti richiamano i riti funebri che in Magna Grecia sono spesso legati a collegi religiosi come gli adepti all’Orfismo: caratteristica vi risulta la presenza di strumenti musicali, spesso cémbali, che riproducono il clima, quasi di festa sfrenata, attorno alla tomba di chi si crede stia per rinascere a una nuova e migliore vita.

BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO

D. KURTZ – J. BOARDMAN, Greek Burial Customs, Cornell University Press – Ithaca N.Y. 1972.
O. MURRAY, Death and the Symposium, AION (Annali dell’Istituto Orientale di Napoli) n. 10 1988, pp. 239 – 257.
I. MORRIS, Death Ritual And Social Structure in Classical Antiquity, Cambridge University Press 1992
H. VAN WEES, Greeks bearing arms. The state, the leisure class, and the display of weapons in archaic Greece. In Archaic Greece: new approaches and new evidence, ed. by Nick Fisher and Hans van Wees., pp.333-378, London 1998
M.P. BELLETIER, La politique de la mort: observation sur les tombes attique aux époques géométrique et archaïque, in C. ORFANOS, J.C. CARRIERE Symposium : Banquets et représentations en Grèce et à Rome, Colloque International Toulouse, France, Mars 2002, Pallas n.61 2003, pp.71-82.
S.C. HUMPHREYS, Family Tombs and Tomb Cult in Ancient Athens: Tradition or Traditionalism, in JHS (Journal of Hellenic Studies) n. 100 1980, pp.96-126.

Pagine: 1 2 3

Commenti

Lascia un commento: