Il Vaso François: scoperta e restauro di un capolavoro della ceramica attica
Dalla parte opposta del vaso, sulla parte più alta del collo, compare una scena di danza guidata da Tèseo, che suona la lira; Arianna, figlia di Minosse, è resa di fronte e reca il gomitolo di lana con cui ha aiutato il principe ateniese ad uscire dal labirinto di Creta, dopo che quegli aveva ucciso il Minotauro e liberato i quattordici giovani concittadini (sette ragazzi e sette ragazze), prigionieri del mostro. Accanto ad Arianna è la sua nutrice, come tale designata con un’incertezza ortografica (“throphos” per trophòs). Nella parte sinistra della scena compare il quattordicesimo giovane (Phàidimon), che per ultimo si unisce alla danza. La nave, che aveva accompagnato Tèseo a Creta e che probabilmente si era allontanata, dopo un tempo stabilito è ritornata a prenderlo ed i marinai, scorgendo i danzatori, capiscono che l’impresa è riuscita. La nave consiste in una lunga, bassa imbarcazione a remi, munita di una sola vela; il timoniere, vestito in maniera pesante per difendersi dalla brezza marina, sta manovrando il timone. A bordo c’è una grande animazione: alcuni rematori si sono alzati, uno s’è tuffato fuori dalla nave e nuota. Sono conservati sedici rematori, ma dovevano essere trenta (la nave era infatti una triakòntoros e risulta lacunosa: resta la prua a sperone aguzzo, terminante in testa di cinghiale).
Sulla fascia sottostante del collo è raffigurata una centauromachia: la battaglia tra Centauri e Lapiti, cui partecipa ancora una volta l’eroe ateniese Tèseo, venuto in aiuto del suo grande amico, il lapita Pirìtoo.
Sulle anse, con minime varianti, sono ripetute sui due lati le stesse scene: in alto compaiono “Artèmide alata” (dominatrice delle fiere e degli animali in genere, in realtà una forma iconica arcaica di divinità femminile d’ascendenza orientale), nonché Aiace, che trasporta la salma di Achille ucciso da Paride; si chiude così il ciclo iniziato con il matrimonio tra Pèleo e Teti. Nella parte interna delle volute delle anse è una Gòrgone alata, raffigurata nell’usuale schema iconico arcaico della “corsa in ginocchio”. Tale schema rappresenta un tipico frutto delle coeve ricerche disegnative relative alla resa cinetica nella rappresentazione narrativa; esso, caratteristico dell’epoca arcaica, risulta ancora incongruo dal punto di vista organico (quello cioè che interessava alla ricerca figurativa greca dell’epoca) e verrà presto tralasciato, pertanto, per nuovi sviluppi “spaziali” nella resa visiva del movimento.
Infine sul piede del vaso, in piccolo, è la lotta dei Pigmei con le Gru, la “geranomachìa” menzionata nell’Iliade; la rappresentazione è una delle più antiche e più belle. Una fonte su questa leggenda può essere dovuta ai racconti dei viaggiatori sulle popolazioni che vivevano ai margini della terra ed un’altra può essere dovuta alla lotta reale che impegnava i cittadini greci con gli uccelli, tra cui, uno dei più distruttivi (secondo il riferimento della letteratura greca) era la gru (gèranos in greco): si veda la favola di Esopo relativa al contadino che ha afferrato una cicogna; quest’ultima si difende appunto dicendo di non essere una gru. Le armi dei Pigmei e la loro tattica sono desunti dal quotidiano dell’agricoltura greca: come sempre i Greci trasferiscono nella leggenda episodi della loro vita di tutti i giorni.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
J.D. BEAZLEY, Development of Attic Black-Figure Vase-Painting, London 1951, pp.1-27 e, in particolare, 26 ss.
A. MINTO, Il Vaso François, Firenze 1960.
M. CRISTOFANI, “Prolegomena a un nuovo restauro del cratere François”, in Bollettino d’Arte 57,1972, pp. 199-200.
M. CRISTOFANI, M.G. MARZI, ecc. in Bollettino d’Arte 62, I, Serie Speciale, 1981 (con bibliografia precedente; per quella anteriore al 1850, v. nota 71 a pag. 23).
J. BOARDMAN, I Greci sui mari. Traffici e colonie, Firenze 1986, fig.189.
K. KERÉNYI, Dioniso, Milano 1992, fig. 37.
AA. VV., Vasi Attici, Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Antiquarium, Firenze 1993, figg. 9 – 15.
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