Storia della produzione ceramica greca

giugno 10, 2010 scritto da Redazione
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La fioritura del primo periodo severo (500-480 a.C.)

Gli inizi del V secolo, con presentimenti del severo incipiente, paiono dominati da personalità legate ai caposcuola del tardo arcaismo (Euphrònios ed Euthymìdes). Euphrònios cessa di dipingere intorno al 500 circa diventando il padrone di una fiorente bottega operante fino ad almeno il 480 e nella quale operano straordinari pittori quali Onèsimos. Formatosi alla scuola di Euthymìdes e dell’amico e collaboratore di quest’ultimo Phintìas, il Pittore di Berlino è uno straordinario disegnatore, abile indagatore della struttura del corpo umano. L’anonimo ceramografo decora le sue splendide anfore, per lo più prive di abbondanti decorazioni accessorie ma uniformemente nere, di isolate figure, capaci come di dialogare fra di loro al di là della barriera normalmente rappresentata dai lati A e B del vaso. Anche il Pittore di Kleophràdes, formatosi alla scuola di Euthymìdes e Phintìas, scompone scene unitarie sui lati A e B delle sue anfore ma, temperamento passionale e sensibile alle lusinghe degli effetti coloristici ottenuti con un uso sapiente della vernice diluita, appare meno rigoroso e nitido nel disegno. Contemporaneamente al Pittore di Berlino e di Kleophràdes operano abili decoratori di coppe, il raffinatissimo Apollòdoros che si compiace di allungare arti e membra delle sue figure, il vitale e passionale Màkron, il discontinuo ma prolifico Doùris, il Pittore di Brygos, raffinato disegnatore.

Il periodo severo e l’influsso della “Grande Pittura” (480-450 a.C.)

Gli anni fra il 480 e il 470 vedono esaurirsi la produzione dei pittori della generazione successiva alle sperimentazioni dei Pionieri. L’influsso della “Grande Pitturapolignotea pare determinante per la definizione delle personalità di ceramografi importanti del periodo propriamente severo: il Pittore di Pistòxenos, il Pittore di Pentesilea, vero “pittore di caratteri” nel senso polignoteo, acuto indagatore dell’èthos dei suoi personaggi e sempre alla ricerca di una espressività più profonda dei volti e dei gesti, nonché Hèrmonax, allievo del Pittore di Berlino. Intanto, il Pittore dei Niòbidi sovrappone, come in una megalografia polignotea, i suoi personaggi su più livelli di terreno accuratamente individuati da linee ondulate. Si tratta di grandi ceramografi, ma l’impressione di una crisi incipiente della ceramografia attica, di una battaglia perduta in partenza dai ceramografi nella loro tenace volontà di mantenersi al passo con i tempi e con le sconvolgenti novità tecnico-formali della “Grande Pittura” è ugualmente innegabile.

L’influsso di Fidia (450-430 a.C.)

Omonimo del grande pittore tasio ma leggermente più giovane, il ceramografo Polygnotos appartiene già a una diversa temperie culturale. Pare già intimamente classico e, in piena età periclea, affascinato dalla complessità straordinaria dell’universo formale fidiaco. Analogamente, grandi ceramografi quali il Pittore di Achille e il Pittore di Kleophòn sembrano tener presente la lezione fidiaca con puntuali rimandi, soprattutto nel Pittore di Kleophòn, alle realizzazioni del cantiere partenonico.

Il manierismo postfidiaco (430-400 a.C.)

La morte di Fidia o, comunque, il suo allontanamento da Atene poco prima del 431, lo scoppio della terribile Guerra del Peloponneso e l’influsso della nuova corrente artistica del manierismo postfidiaco, nonché del grande pittore di origine greco-orientale Parrhàsios, non mancano di informare di sé la produzione ceramografica dei decenni compresi fra il 430 e il 400 a.C.. Ceramografi quali Aristophànes, Aìson, manieristi quali il Pittore di Eretria e il Pittore di Meidìas, pittori di lèkythoi a fondo bianco quali il Pittore del Canneto o il Pittore delle Donne illustrano bene la nuova temperie culturale: raffinato linearismo di tradizione parrasiana, panneggi bagnati di tradizione postfidiaca, atmosfera trasognata e malinconica, crisi dei miti più strettamente politici, prepotente ingresso del mondo di Dioniso e Afrodite, rassicurante rifugio nel mondo protetto della casa dominato dall’universo delle occupazioni femminili. E il dolore e la sofferenza della guerra, ambiguamente “esorcizzati” nella produzione ceramografica corrente, riemergono attutiti nella produzione di lèkythoi funerarie a fondo bianco, affascinanti per la raffinatezza del linearismo di tradizione parrasiana e per le tenui e sobrie sovraddipinture in verde, azzurro e rosa, commoventi per la delicata e discreta espressione del mondo degli affetti famigliari.

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