Pericle
Pericle (495-429 a.C.) – Uomo di stato ateniese che riuscì a orientare in maniera decisiva la politica di Atene durante una trentina d’anni. Paladino di una democrazia egalitaria, sfruttò in pieno le risorse dell’impero ateniese e si fece promotore di importanti realizzazioni artistiche: sotto di lui si data il progetto e la realizzazione del Partenone sull’Acropoli di Atene.
Le feste ateniesi in onore di Dioniso
Le feste in onore di Dioniso avevano una grande importanza nell’Atene antica, legate com’erano alle rappresentazioni teatrali. È nota infatti l’importanza del teatro nella vita degli Ateniesi, che dal 585 a.C. circa gli riservavano un angolo del calendario. In occasione delle Grandi Dionìsie di fine marzo la pòlis imponeva a un cittadino ricco la coregìa, cioè le spese di allestimento dei cori per l’intera rappresentazione tragica. Il corego godeva d’altra parte di altissima considerazione e se vinceva le gare riceveva un premio ufficiale.
Le grandi feste di fine marzo erano l’ultimo atto, per così dire, della serie di quattro Dionìsie che iniziava a fine dicembre con le ‘Piccole Dionìsie’ o ‘Dionisìe Rurali’ e proseguiva con le ‘Lenee’ o ‘Dionisie del Leneo’ di fine gennaio e le ‘Antesterie’ di fine febbraio.
Le Dionìsie Rurali si svolgevano nei borghi (demi) attici intorno ad Atene, ed alla splendida processione prendeva parte tutto il coro degli efèbi. Vi si rappresentavano opere già allestite nelle grandi Dionìsie precedenti. Alcuni demi (Kollytòs, Pireo) giunsero però a rivaleggiare con Atene e ad ospitare opere prime, ad esempio di Euripide.
Le Lenee si svolgevano nella brutta stagione ed avevano quindi una risonanza solo locale, priva dello sfarzo delle Grandi Dionìsie. Comprendevano una processione di carri, rappresentazioni tragiche e soprattutto comiche; mentre infatti vi partecipavano i maggiori commediografi, per la tragedia si rappresentavano opere di autori giovani o ancora poco noti.
Le Antesterie non comprendevano rappresentazioni teatrali. Duravano tre giorni tra febbraio e marzo, e costituivano una tipica festa primaverile di desacralizzazione del vino nuovo. Il primo giorno, l’undici del mese di Antesterione, si aprivano i vasi del vino nuovo. Il dodici, giorno “dei chòes”, si distribuiva il vino in chòes, brocche spesso miniaturistiche e adatte a bimbi. Vi era un pubblico banchetto e chi finiva il suo vino per primo, ne vinceva un otre. Il simulacro di Dioniso veniva portato in processione dal Lenàion al Ceramico di Atene e viceversa, accompagnato da un ricco corteggio. Il sacrificio ed il rito della ierogamia erano tesi ad assicurare la fertilità: la ierogamia era letteralmente il matrimonio celebrato o tra due divinità oppure tra una divinità e un essere umano; nel caso delle Antesterie, Dioniso si univa alla moglie di uno dei magistrati di Atene, l’arconte re. Alla fine delle Antesterie si fugava il clima di impurità creato da demoni e defunti (che si credeva vagassero per la terra in questi giorni) al grido ripetuto thyraze kêres, oukét’Anthestèria (‘fuori, dèmoni, sono finite le Antesterie’).
L’arrivo della buona stagione e la riapertura dei porti conferivano alle Grandi Dionisìe un’importanza panellenica. Esse rievocavano la traslazione del simulacro ligneo (xòanon) di Dioniso da Eléutere (piazzaforte attica ai confini con la Beozia) ad Atene (I giorno). Il II giorno si svolgevano la pompè (processione), i cori e il kômos (baldoria, festa popolare). Dal IV al VI giorno si avevano le rappresentazioni drammatico-satiresche, mentre l’ultimo giorno coincideva con il plenilunio. Il primo giorno si presentavano le opere, le compagnie e gli autori; il secondo giorno i cori comprendevano i concorsi ditirambici fra i gruppi di 50 uomini istruiti a cura delle dieci tribù attiche. Il terzo giorno era dedicato al concorso comico, cui i commediografi partecipavano ciascuno con un’opera; vi erano tre autori in gara (cinque nel IV sec. a.C.). Nei tre giorni dedicati alla tragedia partecipavano tre autori, ciascuno con una tetralogia di tre tragedie e un dramma satiresco; ad ogni poeta era dedicato un giorno diverso e chi vinceva riceveva un premio. I giudici erano cinque, scelti dalla Bulè e dal corego: dopo aver assistito alle tetralogie, scrivevano su tavolette la graduatoria degli autori, tra i clamori della folla assiepata a teatro. Il costo dell’ingresso a teatro era basso e lo Stato interveniva in favore dei più poveri, facilitando loro l’accesso allo spettacolo. Abbiamo notizia, certo incompleta, dell’esistenza di 150 tragediografi e di 180 autori comici; anche calcolando una media bassa di opere per ciascun autore, è facile calcolare un numero sterminato di opere. A noi ne è giunta una quantità limitata, selezionata -per così dire- ‘al collaudo’ del pubblico: sono rimaste infatti soltanto le opere diventate di repertorio dal V al II sec. a.C., quelle cioè di maggior successo. Già nel 386 a.C. iniziano le ‘riprese’ di vecchie tragedie, che dal 341 divengono annuali: evidentemente si sceglievano quelle che piacevano di più.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
L. DEUBNER, Attische Feste, Hildesheim 1962.
A. PICKARD CAMBRIDGE, The Dramatic Festivals of Athens, Oxford 1962 (con bibliografia precedente).
A.W. PARKE, The Festivals of the Athenians, London 1977.
Lenàion
Il termine greco indica il santuario ateniese dedicato a Dioniso Lenàios, così chiamato per sottolineare il legame con la vendemmia: lenòs significa infatti “torchio”. Tucidide ci informa che il tempio si trovava a sud dell’Acropoli, probabilmente tra il tempio di Zeus Olimpio e il fiume Ilisso. Presso il Lenàion erano celebrate le feste in onore di Dioniso dette, per l’appunto, Lenee.
Egeo
Il mito racconta che Egeo nacque a Mègara e, una volta conquistata l’Attica, divenne re di Atene. Generò Teseo da Etra, figlia del signore di Trezène, e più tardi sposò Medea, scacciandola però quando costei tentò di avvelenare Teseo al suo arrivo ad Atene. Riconosciuto dal padre, Teseo decise di partire alla volta di Creta insieme al gruppo dei giovani ateniesi che sarebbero stati sacrificati al Minotauro: l’eroe era infatti intenzionato a sconfiggere il mostro e liberare Atene e i suoi cittadini dal tributo di sangue che dovevano a Minosse, re di Creta. Egeo vide salpare la nave con le tradizionali vele listate a lutto e Teseo gli promise che, nel caso in cui l’impresa fosse riuscita, avrebbe issato le vele bianche. Purtroppo l’entusiasmo per la ritrovata libertà fece dimenticare al giovane eroe la promessa fatta al padre e questi, vedendo le nere vele approssimarsi ad Atene e immaginando la morte del figlio, si gettò dall’Acropoli; un’altra versione del mito racconta che Egeo si gettò nel porto di Atene dando il nome al mare.
Propileo
Termine greco che indica una porta monumentale: προ e πύλη = “posto davanti alla porta”. Queste strutture si possono trovare di fronte all’ingresso ad un santuario oppure associati ad un edificio importante. Il più antico esempio di propilei in ambito greco è l’ingresso monumentale al santuario di Atena Afaia sull’isola di Egina ( seconda metà del VI sec. a.C.).
I Propilei dell’Acropoli di Atene sono forse i più noti, progettati da Mnesicle e avviati tra il 437 e il 432 a.C., anno in cui la Guerra del Peloponneso interruppe i lavori.
Presso Eleusi, i propilei segnano nettamente il confine fra l’area del culto misterico e il mondo esterno.
Ergastìnai
Termine greco con cui si indicavano le fanciulle, selezionate tra le famiglie nobili di Atene e alloggiate temporaneamente sull’Acropoli, incaricate di tessere e ricamare il peplo destinato a rivestire lo xòanon (statua di culto, in legno) di Athèna Poliade. Sul peplo, Athèna stessa era rappresentata come gigantophònos (sterminatrice dei giganti).
Clistene
Protagonista della politica ateniese, membro della nobile famiglia degli Alcmeonidi. Grazie all’appoggio del santuario oracolare di Delfi riesce, in un primo momento, ad abbattere la tirannide di Ippia (511/510 a.C.) e, in un secondo momento, a sbarazzarsi del rivale Isagora che godeva, tra l’altro, dell’appoggio del re di Sparta Cleomène.
Eliminato Isagora, sotto l’arcontato dell’Alcmeonide Alcmeone (507/506 a.C.) Clìstene ispira la riforma democratica degli ordinamenti cittadini; i provvedimenti adottati da Clistene rimandano ai princìpi seguiti da Solone quasi cinquant’anni prima.
Per eliminare i vecchi gruppi di potere che monopolizzavano la politica e l’economia ateniese, Clistene procede alla suddivisione dell’Attica in tre vaste zone (montagna, pianura e costa) e divide il territorio in dieci circoscrizioni (trittie); la popolazione risultava poi divisa in dieci tribù, ognuna comprendente una quota di abitanti della montagna, della costa e della pianura.
Clistene fa in modo che le tribù partecipino attivamente alla politica ateniese eleggendo annualmente un capo militare, mentre 50 membri di ogni tribù componevano la bulè, un’assemblea costituzionale composta, per l’appunto, da 500 cittadini ateniesi.
Clistene comincia un’epoca di riforme democratiche che troverà il suo culmine in Pericle.
Athena Poliàde
Così è definita Athèna in quanto divinità eponima della città, protettrice della polis di Atene.
Il tempio di Athèna Poliade, eretto sull’Acropoli e distrutto dai Persiani nel 480/479 a.C., sopravvisse, a livello di basse fondamenta, nell’area compresa fra il Partenone e l’Eretteo che ne rappresenta, in un certo senso, il sostituto (nell’Eretteo era infatti conservato lo xòanon di Athèna Poliade, il più arcaico simulacro della dea). Il grande altare di Athèna Poliade era situato, in periodo classico, immediatamente a est delle rovine del “vecchio tempio”, in diretto rapporto con queste ultime.

