Picchetto l’Archeologo in Etruria

dicembre 3, 2010 by Marcello Fittipaldi · Leave a Comment
Filed under: News 

Inaugurata la terza edizione di Picchetto l’Archeologo, il ciclo di laboratori multimediali, visite guidate e approfondimenti sull’archeologia che, da gennaio ad aprile 2010, presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MANF), coinvolgerà i giovanissimi studenti delle scuole del comune di Firenze che, quest’anno, verranno catapultati nell’antica Etruria.
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Picchetto l’Archeologo

dicembre 23, 2009 by Marcello Fittipaldi · Leave a Comment
Filed under: Attività, Progetti 

Picchetto L’Archeologo è un progetto didattico rivolto ai ragazzi delle scuole fiorentine primarie e secondarie di primo grado che aderiscono alle proposte didattiche del Comune di Firenze. Un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di un piano d’intervento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze volto a favorire l’approfondimento di temi legati alla storia, all’archeologia e alle tradizioni del territorio, in collaborazione coi Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MANF), il Museo Egizio di Firenze (MEF) e la società di prodotti multimediali sideWAYS.

Si tratta di un’esperienza pratica di archeologia, con incontri, visite guidate e simulazioni di scavo che si avvale di strumenti multimediali come giochi e video in 3D, di una community e di tanti altri materiali didattici pensati e realizzati per la divulgazione on line su PortaleRagazzi.it, il sito dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze dedicato ai giovani e alle nuove tecnologie.

Obiettivi:

    far conoscere ai ragazzi l’archeologia e il mestiere dell’archeologo attraverso l’utilizzo del mezzo informatico e l’esperienza pratica
    stimolare l’interesse e la curiosità dei ragazzi nei confronti di opere d’arte e reperti archeologici
    far utilizzare internet e le strumentazioni digitali

Struttura:

    una lezione introduttiva all’uso del sito PortaleRagazzi.it, alla ricerca e all’esposizione dei contenuti didattici, da tenersi in aule scolastiche predisposte all’informatica
    una visita guidata da esperti al Museo Archeologico Nazionale o al Museo Egizio di Firenze
    una simulazione pratica di restauro archeologico e una dimostrazione di scavo in cassaforma, con riproduzioni di stratigrafie e reperti

Percorsi:

Per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:

    Picchetto L’Archeologo in Etruria

Per il Museo Egizio di Firenze sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:

Approfondimenti:

Per un approccio all’Archeologia e allo studio dei reperti archeologici, dallo scavo all’esposizione museale, sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:

Pubblico di riferimento:

Scuole primarie e secondarie di primo grado del Comune di Firenze.

Adesioni:

Per aderire al progetto è necessario compilare il relativo modulo di adesione pubblicato nei volumi di proposte educative de “Le Chiavi della Città”, distribuiti, ogni anno, a tutte le scuole del Comune di Firenze, consultabili anche on line dal sito de “Le Chiavi della Città“.

Costi

Grazie ai finanziamenti dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze questo progetto non prevede costi per le scuole aderenti.

Giochi e passatempi nell’antico Egitto

dicembre 17, 2009 by Stefania Berutti · 4 Comments
Filed under: MEF, MEF - Approfondimenti 

Gli antichi Egizi conoscevano molti modi piacevoli per passare il tempo nei momenti in cui non erano impegnati in altre attività: il banchetto era uno dei passatempi più usuali ed anche un momento in cui la casa del nobile veniva rallegrata, oltre che dalla presenza degli invitati, da intrattenitori quali maghi professionisti, acrobati o narratori, i quali si affiancavano ai servi incaricati di fornire intermezzi musicali o danzanti.
Ma spesso, in occasioni più quotidiane, l’Egiziano amava i giochi da tavolo; alcuni di essi ci sono ben noti dalle raffigurazioni tombali ed, in alcuni casi, sono arrivati anche fino a noi.

Uno dei giochi più antichi che conosciamo è “Il Gioco del Serpente”, attestato fino dall’Epoca Tinita (3000-2660 circa a. C.) nelle tombe reali di Abydos. Il gioco è chiamato così perché si giocava su di una scacchiera rotonda che aveva l’aspetto di un serpente arrotolato, con la testa posta al centro del cerchio e la coda che costituiva l’inizio del gioco, all’esterno. Il corpo del serpente è diviso in caselle che imitano le scaglie del rettile e che diventano sempre più piccole via via che ci si avvicina alla testa. Le pedine del gioco erano costituite da sei piccole statuette, a tutto tondo, di leoni e leonesse accucciati e da alcune palline rosse e bianche. Le regole del gioco sono sconosciute, ed anche se ne sono state proposte molte dagli studiosi, nessuna sembra perfettamente convincente; lo scopo del gioco era probabilmente quello di percorrere l’intero serpente, partendo dalla coda ed arrivando alla testa.

Fra i giochi più diffusi era la “Senet”, una specie di dama che veniva giocata su di una scacchiera rettangolare composta da 10 per 3 caselle; una versione di questo gioco è rimasta tutt’ora in voga nel Vicino Oriente. Questo gioco richiedeva una combinazione di abilità e di fortuna. Ogni giocatore aveva una serie di pedine, uguali tra loro, che muoveva lungo le caselle della scacchiera. Sottili bastoncini, talvolta in forma animale, assumevano la funzione di dadi ed il giocatore muoveva le proprie pedine in accordo al risultato ottenuto dal lancio di tali bastoncini. Sembra verosimile che lo scopo del gioco fosse quello di percorrere con tutte le pedine l’intera scacchiera e allo stesso tempo evitare alcune caselle considerate infauste, le quali erano contrassegnate da particolari segni geroglifici.

Un altro gioco assai conosciuto era denominato “Il Cane e lo Sciacallo” e veniva giocato su di una scacchiera in forma di piccolo tavolo, poggiante su quattro zampe animali, in cui erano praticati una serie di fori circolari che venivano a costituire una specie di percorso; le pedine erano costituite da bastoncini di legno o di avorio, terminanti a testa di sciacallo oppure di cane, che venivano infilate nei fori. Il piccolo tavolo era sempre provvisto di un cassettino laterale in cui si riponevano le pedine a gioco concluso. Anche in questo caso il giocatore doveva compiere tutto il percorso; questo gioco, inventato probabilmente nel Medio Regno (2040-1780 a.C.) ebbe una larghissima popolarità e diffusione, infatti alcuni esemplari sono stati ritrovati in tombe dell’area palestinese.

Oltre ai giochi, che noi definiamo da tavolo, gli antichi egizi praticavano tutta una serie di giochi di movimento i quali si trovano talvolta raffigurati nelle tombe e che venivano probabilmente praticati all’aperto. Tali giochi sono in genere più deg il movimento raffigurato in sequenza, come una scena al rallentatore. I giochi di movimento sono rappresentati nelle tombe solamente fino al Medio Regno, cioè fino al 1780 a.C. circa, dopo questo termine non si trovano più raffigurati, probabilmente perché nuovi soggetti pittorici prendono il loro posto. Nella sala V del Museo Egizio di Firenze sono conservati alcune pedine in faience e dadi in osso di forma tronco piramidale datati in Età Tarda (1070 – 305 a.C.).

BIBLIOGRAFIA
J. VANDIER, Manuel d’archeologie egyptienne Tomo IV, Paris 1964
AA. VV., Civiltà degli egizi. La vita quotidiana. Torino 1987

Tecnica e preparazione dei vasi greci

dicembre 13, 2009 by Stefania Berutti · Leave a Comment
Filed under: MANF, MANF - Approfondimenti 

La preparazione del vaso
Le diverse parti del vaso (collo, corpo, piede e anse) venivano lavorate separatamente sul tornio, ed unite in un secondo tempo mediante argilla semifluida.
Strumenti in legno od osso servivano al ceramista per modellare al tornio la forma del vaso nei suoi dettagli.
Dopo la tornitura si lisciava il corpo del vaso con uno straccio umido, prima di aggiungervi le anse e le altre parti accessorie. Il vaso veniva poi immerso in un bagno di ocra gialla liquida, che gli forniva una sorta di verniciatura preliminare.

La vernice
I colori rosso o nero che contraddistinguono i vasi attici derivano in realtà dalla stessa vernice, che veniva ricavata nelle vicinanze di Atene. L’ossido ferrico, rosso, di cui era ricca questa vernice si trasformava in ossido ferroso nero, qualora venisse cotta in un forno privo di ossigeno.
Il processo era reversibile e, purché si reintroducesse l’ossigeno in forno, la vernice da nera tornava rossa. La trasformazione di colore richiedeva però un certo tempo di cottura, che era maggiore quanto più spessa era stata data la vernice.

La pittura
Nei vasi a figure nere, il ceramografo stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo, riempiendole poi di un secondo strato di vernice ed incidendone i dettagli.
Nei vasi a figure rosse, il pittore stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo delineandone poi i contorni e dettagli a vernice in rilievo, riverniciava infine lo sfondo, risparmiando unicamente le figure.

La cottura
La cottura avveniva in tre fasi, tutte fra gli 800 e i 1000 gradi di temperatura.
La prima fase serviva a fornire all’argilla un uniforme color rosso brillante.
La seconda fase (senza ossigeno) serviva a colorare in nero indistintamente tutte le parti dipinte.
La terza fase (di nuovo con ossigeno) serviva a riportare in rosso le zone dipinte in modo meno spesso. Così, nella tecnica a figure nere, tornava in rosso lo sfondo, dipinto una sola volta; invece, nella tecnica a figure rosse erano queste che cambiavano colore, mentre lo sfondo, dipinto due volte, restava nero.

BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
Per la tecnica:
P. MINGAZZINI, in Enciclopedia dell’Arte Antica II, Roma 1959, pgg. 490-91 e 499 (sotto la voce “Ceramica”).
G.M.A. RICHTER, in Ch. Singer e altri, Storia della tecnologia II, Torino 1962, pgg. 263-270; bibliografia a pg. 284.
T. EMILIANI, La tecnologia della ceramica, Firenze 1971.
I. SCHEIBLER, Griechische Töpferkunst. Herstellung, Handel und Gebrauch der Antiken Tongefäße, München 1983.

Per il mondo dei ceramisti attici, si vedano:
G.M.A. RICHTER, The Craft of Athenian Pottery, New Haven 1923.
P. CLOCHE, Les classes, les métiers, le trafic, Paris 1931, pgg. 40-52, tavv. 18-22.
J.D. BEAZLEY, “Potter and Painter in Ancient Athens”, in Proceedings of the British Academy 30, 1944.
R.M. COOK, Greek Painted Pottery, London 1960.
A. BURFORD, Craftsmen in Greek and Roman Society, Ithaca-London 1972.
T.L.B. WEBSTER. Potter and Patron in Classical Athens, London 1972.
J. ZIOMECKI, Les representations d’artisans sur les vases attiques, Wroclaw (Breslavia) ecc., 1975.

Presentato Picchetto l’Archeologo in Egitto

novembre 17, 2009 by Marcello Fittipaldi · 2 Comments
Filed under: News 

Al via i lavori della seconda edizione di Picchetto l’Archeologo, il ciclo di laboratori multimediali, visite guidate e approfondimenti sull’archeologia che, da novembre 2009 e fino a giugno 2010, presso il Museo Egizo di Firenze (MEF), coinvolgerà i giovanissimi studenti delle scuole del comune di Firenze, catapultandoli nell’Antico Egitto.
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