Picchetto l’Archeologo in Etruria
Inaugurata la terza edizione di Picchetto l’Archeologo, il ciclo di laboratori multimediali, visite guidate e approfondimenti sull’archeologia che, da gennaio ad aprile 2010, presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MANF), coinvolgerà i giovanissimi studenti delle scuole del comune di Firenze che, quest’anno, verranno catapultati nell’antica Etruria.
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In ricordo di Chiara Battigelli Baldasseroni
Sabato 22 maggio 2010
alle ore 9:30
nella Cappella Palatina di Palazzo Pitti
si terrà una giornata di studi in memoria della prof.ssa Chiara Battigelli Baldasseroni, che ha a lungo collaborato con i Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
La giornata è patrocinata, per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Sezione Didattica della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e sarà ospitata dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti.
Programma
9:30 Saluti di apertura
Cristina Acidini – Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Ornella Casazza – Direttore del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti
Maria Paola Masini – Direttore della Sezione Didattica del Polo Museale
9:45 Interventi
Mons. Timothy Verdon – Direttore dell’Ufficio per la Catechesi attraverso l’Arte
Chiara Baldasseroni e l’Ufficio Diocesano per la Catechesi attraverso l’Arte
Carla Guiducci Bonanni – Presidente degli Amici dei Musei Fiorentini
Chiara Baldasseroni e gli Amici dei Musei Fiorentini
Maria Grazia Trenti Antonelli - già Direttore della Sezione Didattica del Polo Museale
Il contributo di Chiara Baldasseroni alla Sezione Didattica del Polo Museale
Maria Cristina Masdea - Direttore dei Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Firenze, Pistoia e Prato
La bottega di Cennino Cennini nelle lezioni di Chiara Baldasseroni
Luca Fedeli - Direttore dei Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
Liutprando e Fareleuba, la collaborazione di Chiara Baldasseroni con la Sezione Didattica della Soprintendenza Archeologica toscana
ore 11:00 pausa caffè
Maria Paola Masini - Direttore della Sezione Didattica del Polo Museale
I “racconti inseriti nel paesaggio” di Chiara Baldasseroni: spunti per due progetti didattici
Laura Cantini - Insegnante della Scuola primaria “C. Marchesi” di Carraia, Calenzano
Riflessioni pedagogiche su un progetto realizzato
Sergio Neri – Insegnante della Scuola primaria “G. Del Puglia”, Figline Valdarno
Nuovi orizzonti di lavoro
Caterina Chiarelli - Direttore della Galleria del Costume di Palazzo Pitti
La donazione di Chiara Baldasseroni alla Galleria
ore 12:15 – 12:30 Conclusioni
L’incontro prosegue presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
Marzia Faietti – Direttore – e Giorgio Marini – Vicedirettore -
presentano alcuni disegni di Giuseppe Moricci dalla Collezione Baldasseroni
Qui l’invito in formato pdf: In ricordo di Chiara Battigelli Baldasseroni
Picchetto l’Archeologo
Picchetto L’Archeologo è un progetto didattico rivolto ai ragazzi delle scuole fiorentine primarie e secondarie di primo grado che aderiscono alle proposte didattiche del Comune di Firenze. Un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di un piano d’intervento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze volto a favorire l’approfondimento di temi legati alla storia, all’archeologia e alle tradizioni del territorio, in collaborazione coi Servizi Educativi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MANF), il Museo Egizio di Firenze (MEF) e la società di prodotti multimediali sideWAYS.
Si tratta di un’esperienza pratica di archeologia, con incontri, visite guidate e simulazioni di scavo che si avvale di strumenti multimediali come giochi e video in 3D, di una community e di tanti altri materiali didattici pensati e realizzati per la divulgazione on line su PortaleRagazzi.it, il sito dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze dedicato ai giovani e alle nuove tecnologie.
Obiettivi:
- far conoscere ai ragazzi l’archeologia e il mestiere dell’archeologo attraverso l’utilizzo del mezzo informatico e l’esperienza pratica
- stimolare l’interesse e la curiosità dei ragazzi nei confronti di opere d’arte e reperti archeologici
- far utilizzare internet e le strumentazioni digitali
Struttura:
- una lezione introduttiva all’uso del sito PortaleRagazzi.it, alla ricerca e all’esposizione dei contenuti didattici, da tenersi in aule scolastiche predisposte all’informatica
- una visita guidata da esperti al Museo Archeologico Nazionale o al Museo Egizio di Firenze
- una simulazione pratica di restauro archeologico e una dimostrazione di scavo in cassaforma, con riproduzioni di stratigrafie e reperti
Percorsi:
Per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:
- Picchetto L’Archeologo in Etruria
Per il Museo Egizio di Firenze sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:
Approfondimenti:
Per un approccio all’Archeologia e allo studio dei reperti archeologici, dallo scavo all’esposizione museale, sono stati realizzati i seguenti percorsi tematici multimediali:
Pubblico di riferimento:
Scuole primarie e secondarie di primo grado del Comune di Firenze.
Adesioni:
Per aderire al progetto è necessario compilare il relativo modulo di adesione pubblicato nei volumi di proposte educative de “Le Chiavi della Città”, distribuiti, ogni anno, a tutte le scuole del Comune di Firenze, consultabili anche on line dal sito de “Le Chiavi della Città“.
Costi
Grazie ai finanziamenti dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze questo progetto non prevede costi per le scuole aderenti.
Giochi e passatempi nell’antico Egitto
Gli antichi Egizi conoscevano molti modi piacevoli per passare il tempo nei momenti in cui non erano impegnati in altre attività: il banchetto era uno dei passatempi più usuali ed anche un momento in cui la casa del nobile veniva rallegrata, oltre che dalla presenza degli invitati, da intrattenitori quali maghi professionisti, acrobati o narratori, i quali si affiancavano ai servi incaricati di fornire intermezzi musicali o danzanti.
Ma spesso, in occasioni più quotidiane, l’Egiziano amava i giochi da tavolo; alcuni di essi ci sono ben noti dalle raffigurazioni tombali ed, in alcuni casi, sono arrivati anche fino a noi.
Uno dei giochi più antichi che conosciamo è “Il Gioco del Serpente”, attestato fino dall’Epoca Tinita (3000-2660 circa a. C.) nelle tombe reali di Abydos. Il gioco è chiamato così perché si giocava su di una scacchiera rotonda che aveva l’aspetto di un serpente arrotolato, con la testa posta al centro del cerchio e la coda che costituiva l’inizio del gioco, all’esterno. Il corpo del serpente è diviso in caselle che imitano le scaglie del rettile e che diventano sempre più piccole via via che ci si avvicina alla testa. Le pedine del gioco erano costituite da sei piccole statuette, a tutto tondo, di leoni e leonesse accucciati e da alcune palline rosse e bianche. Le regole del gioco sono sconosciute, ed anche se ne sono state proposte molte dagli studiosi, nessuna sembra perfettamente convincente; lo scopo del gioco era probabilmente quello di percorrere l’intero serpente, partendo dalla coda ed arrivando alla testa.
Fra i giochi più diffusi era la “Senet”, una specie di dama che veniva giocata su di una scacchiera rettangolare composta da 10 per 3 caselle; una versione di questo gioco è rimasta tutt’ora in voga nel Vicino Oriente. Questo gioco richiedeva una combinazione di abilità e di fortuna. Ogni giocatore aveva una serie di pedine, uguali tra loro, che muoveva lungo le caselle della scacchiera. Sottili bastoncini, talvolta in forma animale, assumevano la funzione di dadi ed il giocatore muoveva le proprie pedine in accordo al risultato ottenuto dal lancio di tali bastoncini. Sembra verosimile che lo scopo del gioco fosse quello di percorrere con tutte le pedine l’intera scacchiera e allo stesso tempo evitare alcune caselle considerate infauste, le quali erano contrassegnate da particolari segni geroglifici.
Un altro gioco assai conosciuto era denominato “Il Cane e lo Sciacallo” e veniva giocato su di una scacchiera in forma di piccolo tavolo, poggiante su quattro zampe animali, in cui erano praticati una serie di fori circolari che venivano a costituire una specie di percorso; le pedine erano costituite da bastoncini di legno o di avorio, terminanti a testa di sciacallo oppure di cane, che venivano infilate nei fori. Il piccolo tavolo era sempre provvisto di un cassettino laterale in cui si riponevano le pedine a gioco concluso. Anche in questo caso il giocatore doveva compiere tutto il percorso; questo gioco, inventato probabilmente nel Medio Regno (2040-1780 a.C.) ebbe una larghissima popolarità e diffusione, infatti alcuni esemplari sono stati ritrovati in tombe dell’area palestinese.
Oltre ai giochi, che noi definiamo da tavolo, gli antichi egizi praticavano tutta una serie di giochi di movimento i quali si trovano talvolta raffigurati nelle tombe e che venivano probabilmente praticati all’aperto. Tali giochi sono in genere più deg il movimento raffigurato in sequenza, come una scena al rallentatore. I giochi di movimento sono rappresentati nelle tombe solamente fino al Medio Regno, cioè fino al 1780 a.C. circa, dopo questo termine non si trovano più raffigurati, probabilmente perché nuovi soggetti pittorici prendono il loro posto. Nella sala V del Museo Egizio di Firenze sono conservati alcune pedine in faience e dadi in osso di forma tronco piramidale datati in Età Tarda (1070 – 305 a.C.).
BIBLIOGRAFIA
J. VANDIER, Manuel d’archeologie egyptienne Tomo IV, Paris 1964
AA. VV., Civiltà degli egizi. La vita quotidiana. Torino 1987
Il corredo funerario
Nell’antico Egitto le tombe erano diverse secondo l’epoca e le possibilità economiche del defunto, ma le necropoli erano sempre collocate sulla riva occidentale del Nilo: gli egiziani infatti ritenevano che l’aldilà si trovasse dove tramontava il sole, e che le anime dunque, dopo la morte, andassero tutte verso occidente.
I faraoni dell’Antico e del Medio Regno si fecero seppellire all’interno di grandiose piramidi, che con la loro forma rievocavano la protezione dei raggi del dio sole Ra, e che erano fiancheggiate da un tempio per il culto del faraone defunto divinizzato. Con il Nuovo Regno i sovrani preferirono farsi seppellire in tombe scavate nella roccia e nascoste nella Valle dei Re a Tebe, sperando che non fossero mai scoperte e depredate. Come tutti sanno, solo la tomba del faraone Tutankhamon è stata trovata intatta. Le tombe della Valle dei Re sono completamente decorate con testi e scene di carattere religioso, con l’immagine del faraone accompagnato da numerose divinità. I templi funerari per il culto del sovrano vennero invece costruiti sulla riva del Nilo, lontano dalla Valle dei Re.
I privati si facevano seppellire in tombe formate da pozzi scavati nella roccia e sormontati da cappelle per il culto funerario: nelle epoche più antiche le cappelle, chiamate mastabe, erano a forma di parallelepipedo, simili alla forma di una casa (una casa per l’eternità). Le cappelle del Nuovo Regno sono invece sormontate da una piccola piramide, per riprendere il motivo della protezione del dio Ra, caratteristico delle tombe reali. L’esterno delle cappelle funerarie tebane era decorato da numerosi coni di terracotta, con il nome del defunto, probabilmente testimonianza delle visite dei parenti alla tomba.
Per gli antichi egiziani l’anima dopo la morte continuava a vivere nel mondo dell’aldilà, ma per continuare a vivere aveva bisogno di avere a disposizione il proprio corpo, da mangiare, da bere e tutto ciò che lo circondava durante la vita. Per questo motivo l’interno delle cappelle funerarie era completamente decorato con rilievi e pitture che scene di vita quotidiana, che magicamente si sarebbero animate per soddisfare le necessità del morto, grazie alle iscrizioni che venivano scolpite o dipinte accanto alle immagini: assistiamo soprattutto a scene di preparazione di cibi e di tutto ciò che serve all’anima per continuare a vivere nell’aldilà, compresa la scena del funerale e anche le scene di banchetti, danze e giochi per allietare il defunto. Il culmine di tutte queste rappresentazioni era la raffigurazione del pasto funerario, scena che di solito appare anche sulle stele funerarie, che venivano incastrate su una parete della cappella della tomba.
Tecnica e preparazione dei vasi greci
La preparazione del vaso
Le diverse parti del vaso (collo, corpo, piede e anse) venivano lavorate separatamente sul tornio, ed unite in un secondo tempo mediante argilla semifluida.
Strumenti in legno od osso servivano al ceramista per modellare al tornio la forma del vaso nei suoi dettagli.
Dopo la tornitura si lisciava il corpo del vaso con uno straccio umido, prima di aggiungervi le anse e le altre parti accessorie. Il vaso veniva poi immerso in un bagno di ocra gialla liquida, che gli forniva una sorta di verniciatura preliminare.
La vernice
I colori rosso o nero che contraddistinguono i vasi attici derivano in realtà dalla stessa vernice, che veniva ricavata nelle vicinanze di Atene. L’ossido ferrico, rosso, di cui era ricca questa vernice si trasformava in ossido ferroso nero, qualora venisse cotta in un forno privo di ossigeno.
Il processo era reversibile e, purché si reintroducesse l’ossigeno in forno, la vernice da nera tornava rossa. La trasformazione di colore richiedeva però un certo tempo di cottura, che era maggiore quanto più spessa era stata data la vernice.
La pittura
Nei vasi a figure nere, il ceramografo stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo, riempiendole poi di un secondo strato di vernice ed incidendone i dettagli.
Nei vasi a figure rosse, il pittore stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo delineandone poi i contorni e dettagli a vernice in rilievo, riverniciava infine lo sfondo, risparmiando unicamente le figure.
La cottura
La cottura avveniva in tre fasi, tutte fra gli 800 e i 1000 gradi di temperatura.
La prima fase serviva a fornire all’argilla un uniforme color rosso brillante.
La seconda fase (senza ossigeno) serviva a colorare in nero indistintamente tutte le parti dipinte.
La terza fase (di nuovo con ossigeno) serviva a riportare in rosso le zone dipinte in modo meno spesso. Così, nella tecnica a figure nere, tornava in rosso lo sfondo, dipinto una sola volta; invece, nella tecnica a figure rosse erano queste che cambiavano colore, mentre lo sfondo, dipinto due volte, restava nero.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
Per la tecnica:
P. MINGAZZINI, in Enciclopedia dell’Arte Antica II, Roma 1959, pgg. 490-91 e 499 (sotto la voce “Ceramica”).
G.M.A. RICHTER, in Ch. Singer e altri, Storia della tecnologia II, Torino 1962, pgg. 263-270; bibliografia a pg. 284.
T. EMILIANI, La tecnologia della ceramica, Firenze 1971.
I. SCHEIBLER, Griechische Töpferkunst. Herstellung, Handel und Gebrauch der Antiken Tongefäße, München 1983.
Per il mondo dei ceramisti attici, si vedano:
G.M.A. RICHTER, The Craft of Athenian Pottery, New Haven 1923.
P. CLOCHE, Les classes, les métiers, le trafic, Paris 1931, pgg. 40-52, tavv. 18-22.
J.D. BEAZLEY, “Potter and Painter in Ancient Athens”, in Proceedings of the British Academy 30, 1944.
R.M. COOK, Greek Painted Pottery, London 1960.
A. BURFORD, Craftsmen in Greek and Roman Society, Ithaca-London 1972.
T.L.B. WEBSTER. Potter and Patron in Classical Athens, London 1972.
J. ZIOMECKI, Les representations d’artisans sur les vases attiques, Wroclaw (Breslavia) ecc., 1975.
Presentato Picchetto l’Archeologo in Egitto
Al via i lavori della seconda edizione di Picchetto l’Archeologo, il ciclo di laboratori multimediali, visite guidate e approfondimenti sull’archeologia che, da novembre 2009 e fino a giugno 2010, presso il Museo Egizo di Firenze (MEF), coinvolgerà i giovanissimi studenti delle scuole del comune di Firenze, catapultandoli nell’Antico Egitto.
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