Abitazione etrusca

L’ABITAZIONE
Quando si parla della vita quotidiana di un popolo, la
prima immagine che ce ne viene in mente è forse costituita dal tipo di casa che esso abitava. Per gli Etruschi, se da
una parte non abbiamo molte fonti scritte che ci possano
aiutare, dall’altra gli scavi archeologici degli abitati, ma
anche delle necropoli (le “città” eterne dell’aldilà), forniscono dati importanti.
Per tutto l’arco della civiltà etrusca, infatti, la tomba
è concepita, con diversa intensità e frequenza a seconda
delle zone e dei periodi, come dimora del defunto.
Se il defunto è deposto in una tomba a camera, questa camera assumerà la pianta di una casa etrusca, come ci
è mostrata dagli scavi archeologici. Dai tumuli
orientalizzanti di Cerveteri (RM) alle tombe ellenistiche,
per esempio quella “dei Volumnî” presso Perugia e “dei
Rilievi”, ancora a Cerveteri, le “camere” funerarie, oltre ad assumere la pianta della casa etrusca, ne
riproducono fedelmente anche l’interno, talvolta perfino con mobili (troni, sedie, suppedanei, letti)
ricavati nel tufo stesso, con porte modanate, le suppellettili scolpite, i tetti a doppio spiovente con la
fedele orditura di travi. Non solo la camera in cui è deposto il defunto prende le forme della casa. Se
questo è incinerato, le sue “ceneri” sono talvolta deposte in un’urna conformata come dimora umana.
Il primo tipo di abitazione etrusca che conosciamo è la capanna a pianta ovale o ellittica, del
periodo villanoviano (IX-VIII secc. a.C.). Alcune urne cinerarie conformate “a capanna” (fig. 1) riproducono fedelmente una di queste abitazioni villanoviane, fin nell’apertura frontale, nell’incrociarsi
delle travi sul colmo del tetto, nella presenza, sotto di esse, di un foro per la fuoriuscita del fumo (Dia
4-5). Aiutandoci anche con i dati ricavabili dagli scavi di antichi abitati, come ad esempio quelli di
Veio o del Palatino, a Roma, possiamo quindi ricostruire la tecnica con la quale simili capanne erano
realizzate. Ognuna di esse è costruita con un’intelaiatura di pali infissi nel terreno, atti a sorreggere
una copertura stramìnea (fig. 2).
Le pareti sono spesso realizzate usando “incannicciato” (un graticcio realizzato con canne o rami
intrecciati), rivestito all’interno e all’esterno con un intonaco di argilla cruda, seccata al sole (si veda
Museo Archeologico – Sezione Topografica, sala di Roselle).
Come sappiamo da Posidonio, le case etrusche erano costituite da singoli edifici a sé stanti e
potevano variare, per tipologia, a seconda del periodo di tempo e del tipo di villaggio o città in cui
erano costruite. Con l’evoluzione dell’economia e della società etrusche, cambia anche il tipo di abitazione. Nel corso del VII secolo le case diventano staticamente più solide, perdono il loro carattere
originariamente precario e assumono una pianta quadrangolare; le fondamenta sono realizzate in
muratura a secco, senza uso di leganti. Le pareti spesso sono realizzate in mattoni crudi essiccati al
sole, oppure con il consueto sistema dell’incannicciato; la copertura a doppio spiovente è fatta usando
travicelli di legno sui quali sono disposti in ordine regolare i tegoli e i coppi, all’uso “toscano” (come
ancora oggi possiamo vedere sui tetti delle nostre case tradizionali), la stessa tecnica edilizia che più
tardi useranno i Romani (fig. 3).
Nell’interno, l’abitazione può essere articolata in uno o più vani, ottenuti dividendo l’ambiente
con tramezzi in mattoni crudi o graticcio. Un’idea dell’ambiente interno di queste case ci è conservata
dalla tomba c.d. della Capanna a Cerveteri
Tra la fine del VII ed il VI secolo si diffonde in Etruria il modello di abitazione composta da un
vano disposto in senso trasversale, con funzione di “sala” di rappresentanza, e da due o tre stanze più
piccole, affiancate tra loro, cui si accede dall’ambiente più grande (fig. 4).
Fig. 4 – Pianta della “Tomba degli Scudi e delle Sedie”, a Cerveteri (RM), fine VII-VI secc.
a.C. (da G. PROIETTI, Cerveteri, Roma 1986, p.
122, fig. 50).
Anche in questo caso, le tombe
scavate nel tufo costituiscono una fonte importantissima per la ricostruzione
dell’architettura civile (Dia 7, n. 2), riproducendo a rilievo il soffitto a cassettoni, o con travi in vista (Dia 8), oppure l’arredamento, con letti, sedie, ornamenti appesi alle pareti
Il nostro clima, a causa della sua umidità, consente raramente la conservazione del legno e di
conseguenza questi rilievi risultano utilissimi. A partire dal VI secolo, inoltre, diventa diffuso nei
templi ma, in misura minore, anche nelle più fastose abitazioni private l’uso di decorare il tetto con
terrecotte modellate a stampo e dipinte; si utilizzano, così, tegole ornate da pitture geometriche (Dia
9), cornici (Dia 10), antefisse (Dia 11-12), lastre di rivestimento della travatura (Dia 13). Per il V sec.
a.C., lo scavo della città etrusca di Marzabotto ci fornisce una documentazione diretta insostituibile.
Appare diffusa la casa articolata in una serie di vani disposti attorno ad un cortile a forma di croce, al
centro del quale è scavato un pozzo per l’acqua
Durante l’età ellenistica, infine, è documentato un
tipo di abitazione simile a quella romana repubblicana e
del primo periodo imperiale, con atrio centrale sul quale
si aprono diverse, piccole stanze laterali (cubìcula, ripostigli, etc.), e una “sala di rappresentanza” sul fondo (fig.
7).
Per questo periodo, le nostre uniche fonti sulla struttura esterna della casa etrusca sono le urne conformate
ad abitazione, come due esemplari da Chiusi conservati
al Museo Archeologico di Firenze
Una di esse (Dia 14) ci presenta due ampi portali ad arco sui lati
corti, e i lati lunghi animati da un probabile portico sorretto da pilastri e sormontato da un loggiato sostenuto da fitti pilastrini. Gli angoli sono sottolineati da due alte colonne scanalate con capitello eolico;
due colonne minori sottolineano pure l’ampio portale. L’interno, invece, è piuttosto ben rappresentato dalla c.d. Tomba “dei Rilievi” di
Cerveteri (Dia 15), che mostra – ricavati ad alto rilievo nella roccia
tufacea – numerosi oggetti appesi alle pareti secondo l’uso etrusco,
analogo a quello greco.
Tra le mura domestiche venivano svolte, come mostrano alcuni
reperti trovati durante gli scavi archeologici degli abitati, varie attività connesse – nella loro maggior parte – ai compiti allora affidati alle
donne, quali la filatura, la tessitura e spesso anche la cottura dei cibi
(v. percorso d’apprendimento D 2-2). Per ciò che riguarda le stoviglie, i materiali rinvenuti risultano quasi sempre “poveri”, oggetti legati cioè all’uso quotidiano: i vasi
più preziosi – per esempio la ceramica attica a figure nere e a figure rosse, importata dalla Grecia in
quantità tanto notevole – li possiamo trovare nei corredi tombali dei ceti abbienti, a testimoniare dunque la coscienza di un bene di prestigio che andasse conservato nel tempo.
GLOSSARIO
Antefissa – Elemento architettonico decorativo, in terracotta, posto a chiusura del foro semicircolare del coppo terminale
di un tetto. Era ornato a rilievo, spesso, con la testa di un essere fantastico o di una donna.
Atrio – Nell’architettura tardo-etrusca e romana era un cortile interno, quadrangolare, a cielo aperto, sul quale si aprivano
gli ambienti abitativi.
Cubìculum – Nella casa romana ( e per analogia anche in quella etrusca) erano così denominati i locali che si aprivano
sull’atrio, prevalentemente utilizzati come camere da letto.
Ellenistico (periodo) – Ultima grande epoca nella periodizzazione canonica dell’arte etrusca, ora fortemente influenzata
dall’ellenismo greco (fine IV-I secc. a.C.).
Eolico – Nel linguaggio archeologico si chiama eòlico un tipo di capitello arcaico a foglie e volute rinvenuto a Neàndria, in
Eòlide, presso Troia.
Incinerazione – Uno dei due riti funerari praticati in Etruria: consisteva nel cremare il corpo del defunto, deponendone poi
le ceneri in appositi contenitori, i cinerari, di forma variabile. Il rito opposto, che prevedeva la deposizione del cadavere
intatto, è l’inumazione.
Orientalizzante (periodo) – Momento artistico (fine VIII-inizi VI sec. a.C.) in cui particolarmente intensa si fa in Etruria
la recezione di prodotti e di elementi formali del Vicino Oriente.
Posidònio di Apanea – Filosofo e scienziato greco (135-50 a.C.), originario della città siriaca di Apanea. Suo maestro fu lo
stoico Panèzio. Delle sue opere ci sono pervenuti ventitré titoli e una serie di frammenti.
Stramìneo – Agg., dal latino stràmen, usato per indicare materiale vegetale, paglia, mescolato talvolta con argilla, usato
per la copertura del tetto.
Tufo – Tipo di pietre vulcaniche o calcaree piuttosto tenere, specie all’atto dell’estrazione, quindi facili a lavorarsi.
Villanoviana (cultura) – Particolare cultura dell’Età del Ferro, che caratterizza il territorio dell’Etruria propria, dell’Emilia
centrale, della Romagna orientale, della zona di Capua (CE) e del Salernitano nel IX-VIII secc. a.C.

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