Edificato da Giuliano Parigi nel 1619-20 come ampliamento di un “Casino” costruito da Lorenzo il “Magnifico” (1469-92) su terreni acquistati in zona dai Medici, fu adibito come residenza privata per Maria Maddalena (1600-1633), sorella di Cosimo II (1609-1621), nata “malcomposta” di membra, che si ritirò in questo luogo posto presso il Monastero della Crocetta in cui era solita passare le sue giornate.
A questo scopo, Parigi collegò il palazzo con un cavalcavia alla basilica della Santissima Annunziata e al vicino monastero in via Laura (numeri civici 48-52). Nel 1621, venne estesa la clausura al Palazzo, poi revocata alla morte di Maria Maddalena, restituendo a esso il carattere di abitazione privata dei Medici.
In seguito fu quindi abitato da altre principesse, quali la sorella Claudia (1604-1648), duchessa vedova di Urbino; le nipoti Anna (1616-1676), figlia di Cosimo II e moglie dell’arciduca Ferdinando Carlo d’Austria (1628-1662), e Vittoria della Rovere (1622-1694), figlia di Claudia e moglie di Ferdinando II (1610-1670).
Il Palazzo della Crocetta era una caratteristica “villa urbana” quali poche se ne conoscevano a Firenze e, quelle poche, situate tutte nei pressi della cinta muraria, ossia in zone scarsamente urbanizzate.
Nel 1739 il primo Reggente, il lorenese Marc de Beauveu principe di Craon, che abitò il Palazzo dal 1737 al 1748, decise di modificare sia il giardino, inserendovi piante da frutta, che l’interno della costruzione. Famose, ma non sempre amate dalla nobiltà fiorentina, le sue feste invernali nel mal riscaldato Palazzo della Crocetta, tenute dal principe nella sua qualità di Reggente per l’assente granduca Francesco II (1737-65), ex duca di Lorena (1725-36). Questi, infatti, risiedeva a Vienna come Francesco I, Sacro Romano Imperatore (1745-65), sposo della potente Maria Teresa d’Asburgo (la coppia visitò la Toscana una sola volta, nel 1739). Richiamato Craon a Vienna e sostituito nel 1748, il Palazzo rimase probabilmente disabitato fino al 1757, anno in cui il marchese Antonio Botta Adorno (il repressore dei moti “di Balilla” nella Genova del 1746) fu a sua volta nominato Reggente del Granducato e vi apportò alcune modifiche.
Il Palazzo della Crocetta fu particolarmente amato dal grande Leopoldo I d’Asburgo-Lorena (Pietro Leopoldo, 1765-90), che lo fece dotare del secondo piano nell’estate del 1788, secondo un disegno non privo -nell’alzato interno- di perspicui richiami alle volumetrie del rococò austrobavarese: si può dunque supporre un intervento architettonico, quanto meno indiretto, del poliedrico Sovrano.
Sotto Leopoldo II (1824-1859), nel periodo immediatamente precedente all’unificazione dell’Italia, vennero fatte scoppiare delle bombe nell’atrio del Palazzo della Crocetta, in occasione di una festa a cui partecipava in qualità di R. Commissario Carlo Boncompagni (rappresentante in Toscana del Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II), che risiedeva in Borgo Pinti e andava preparando, dopo la partenza di Leopoldo II (27 aprile 1859), il plebiscito che nel marzo 1860 avrebbe sancito l’annessione del Granducato al nuovo Regno d’Italia.
Le trasformazioni più evidenti furono effettuate quando Firenze divenne Capitale d’Italia (1865-70) e l’edificio fu adibito a ospitare la sede della Regia Corte dei Conti. Tra i lavori più “suggestivi” va menzionata la ricostruzione del cavalcavia che aveva unito il Palazzo al Convento della Crocetta al tempo di Maria Maddalena de’ Medici.
Dopo il trasferimento della capitale a Roma, il Palazzo venne variamente utilizzato fino al 1879,quando fu prescelto come sede del Regio Museo Archeologico.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
P. ROSELLI ET ALIAE, Nascita di una capitale, Firenze 1985, p. 50, p. 64 (la ristrutturazione di Palazzo della Crocetta nel 1865-66, per la R. Corte dei Conti),
p. 190 s. (Monastero di S. Maria degli Angiolini, via della Colonna n. 34, sul quale si veda anche P. ROSELLI ET ALII, Fascismo e centri storici in Toscana, Firenze 1985, p. 41).
D.PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, La Formazione del Museo Archeologico di Firenze, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 33- 81.
G. ANDRIULLI, A.M. CEDDIA, A. TROPEA, Il complesso monumentale del Museo Archeologico di Firenze. Formazione e trasformazione, in «Studi e materiali» V, 1982, pp. 100-126 e note 284-364 a pp. 173-175.

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