È il nome greco del faraone Ahmose II (570-526 a.C.) della XXVI Dinastia, successore di Apries a Sais. E’ stato l’ultimo grande Faraone egiziano prima della conquista persiana. La maggior parte delle nostre informazioni sulla sua figura le leggiamo in Erodoto (libro II paragrafo 161 e seguenti) il quale ricorda le sue umili origini. Nel racconto di Erodoto, il generale Amasis fu inviato da Apries a sedare una rivolta egiziana contro mercenari greci del faraone; i ribelli, tuttavia, riconobbero l’egiziano Amasis come loro faraone e detronizzarono chi consideravano un traditore perché troppo legato a truppe straniere. Il matrimonio con una figlia di Apries legittimò l’ascesa al trono di Amasis, il quale si distinse per la capacità di risollevare le sorti politiche ed economiche dell’Egitto. Campione del popolo egiziano, egli seppe coltivare i rapporti con la Grecia soprattutto attraverso la città di Naucratis, sul ramo canopico del Nilo; Erodoto ricorda che il faraone contribuì economicamente alla ricostruzione del tempio di Delfi e che strinse alleanze con le famiglie di tiranni famosi come i Battiadi o Policrate di Samo.
Amasis annesse al regno d’Egitto l’isola di Cipro ed ebbe grande influenza su Cirene; scoraggiò le truppe Babilonesi che cercavano di invadere l’Egitto ma non poté impedire l’avanzata di Ciro il grande. Gli ultimi anni di Amasis sono caratterizzati proprio dalle alleanze politiche pensate per contrastare l’invasione persiana: Amasis muore nel 526 a.C. e suo figlio Psammetico III può regnare solo sei mesi prima dell’assalto finale delle truppe persiane.
Della tomba di Amasis, nella necropoli reale di Sais, abbiamo solo la descrizione dei Erodoto.

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