Celebre raccolta di 3700 epigrammi ellenistici e bizantini, divisa in 15 libri e così denominata giacché rinvenuta nella Biblioteca Palatina di Heidelberg.

La raccolta è stata compilata la fine del IX e l’inizio del X secolo d.C. da uno studioso bizantino, Costantino Cefala. L’opera venne rinvenuta dall’umanista Claude Saumaise nel 1607 presso la Biblioteca di Heidelberg e oggi la maggior parte del testo si trova in Germania, mentre la rimanente è collocata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.

L’Antologia Palatina è costituita dai componimenti di svariati scrittori, sia cristiani che pagani. Questi ultimi sono comunque maggioritari e prevale tra essi il poeta Meleagro di Gadara del quale è riportata una raccolta di epigrammi, la Corona, che comprende anche testi di Alceo e Anacreonte. Nell’Antologia Palatina si trovano anche poesie di Callimaco, Leonida di Taranto, Simonide e un unico epigramma di Apollonio Rodio. Tra i cristiani spicca Gregorio Nazianzeno, i cui componimenti occupano l’intero libro VIII. Vi sono inoltre vari poeti anonimi e appartenenti al periodo della lirica arcaica.
I contenuti dell’Antologia sono di grande varietà e spaziano dagli argomenti amorosi a quelli descrittivi, dai lamenti funebri ad argomenti burleschi o d’intrattenimento.
I 15 libri sono divisi per argomento, tranne il tredicesimo e il quindicesimo che affrontano le tematiche più varie. Nello specifico, i libri V e XII sono dedicati ad argomenti erotici
(il dodicesimo affronta il topos classico della pederastia), mentre nel libro VII troviamo epigrammi funebri; i libri I e VIII trattano argomenti cristiani, il decimo contiene sentenze moraleggianti e il quattordicesimo espone vari indovinelli, quesiti logici, nonché enigmi ed oracoli. Infine, i libri II, III e IX sono di tipo descrittivo.

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