La preparazione del vaso
Le diverse parti del vaso (collo, corpo, piede e anse) venivano lavorate separatamente sul tornio, ed unite in un secondo tempo mediante argilla semifluida.
Strumenti in legno od osso servivano al ceramista per modellare al tornio la forma del vaso nei suoi dettagli.
Dopo la tornitura si lisciava il corpo del vaso con uno straccio umido, prima di aggiungervi le anse e le altre parti accessorie. Il vaso veniva poi immerso in un bagno di ocra gialla liquida, che gli forniva una sorta di verniciatura preliminare.

La vernice
I colori rosso o nero che contraddistinguono i vasi attici derivano in realtà dalla stessa vernice, che veniva ricavata nelle vicinanze di Atene. L’ossido ferrico, rosso, di cui era ricca questa vernice si trasformava in ossido ferroso nero, qualora venisse cotta in un forno privo di ossigeno.
Il processo era reversibile e, purché si reintroducesse l’ossigeno in forno, la vernice da nera tornava rossa. La trasformazione di colore richiedeva però un certo tempo di cottura, che era maggiore quanto più spessa era stata data la vernice.

La pittura
Nei vasi a figure nere, il ceramografo stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo, riempiendole poi di un secondo strato di vernice ed incidendone i dettagli.
Nei vasi a figure rosse, il pittore stendeva lo sfondo, vi schizzava le figure col punteruolo delineandone poi i contorni e dettagli a vernice in rilievo, riverniciava infine lo sfondo, risparmiando unicamente le figure.

La cottura
La cottura avveniva in tre fasi, tutte fra gli 800 e i 1000 gradi di temperatura.
La prima fase serviva a fornire all’argilla un uniforme color rosso brillante.
La seconda fase (senza ossigeno) serviva a colorare in nero indistintamente tutte le parti dipinte.
La terza fase (di nuovo con ossigeno) serviva a riportare in rosso le zone dipinte in modo meno spesso. Così, nella tecnica a figure nere, tornava in rosso lo sfondo, dipinto una sola volta; invece, nella tecnica a figure rosse erano queste che cambiavano colore, mentre lo sfondo, dipinto due volte, restava nero.
BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
Per la tecnica:
P. MINGAZZINI, in Enciclopedia dell’Arte Antica II, Roma 1959, pgg. 490-91 e 499 (sotto la voce “Ceramica”).
G.M.A. RICHTER, in Ch. Singer e altri, Storia della tecnologia II, Torino 1962, pgg. 263-270; bibliografia a pg. 284.
T. EMILIANI, La tecnologia della ceramica, Firenze 1971.
I. SCHEIBLER, Griechische Töpferkunst. Herstellung, Handel und Gebrauch der Antiken Tongefäße, München 1983.

Per il mondo dei ceramisti attici, si vedano:
G.M.A. RICHTER, The Craft of Athenian Pottery, New Haven 1923.
P. CLOCHE, Les classes, les métiers, le trafic, Paris 1931, pgg. 40-52, tavv. 18-22.
J.D. BEAZLEY, “Potter and Painter in Ancient Athens”, in Proceedings of the British Academy 30, 1944.
R.M. COOK, Greek Painted Pottery, London 1960.
A. BURFORD, Craftsmen in Greek and Roman Society, Ithaca-London 1972.
T.L.B. WEBSTER. Potter and Patron in Classical Athens, London 1972.
J. ZIOMECKI, Les representations d’artisans sur les vases attiques, Wroclaw (Breslavia) ecc., 1975.

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