LA COMMEDIA IN GRECIA

La commedia ateniese ha una storia relativamente breve: nella sua forma tradizionale si sviluppa, infatti, dal V al IV-III sec. a.C. Si modifica, tuttavia, gradualmente durante tale periodo, al punto di perdere quasi completamente, nel corso dei due secoli, le caratteristiche originali. Si distinguono quindi, per antica convenzione, la ‘commedia antica’ (V-inizio IV sec. a.C.), a carattere di prevalente satira politica; la ‘commedia di mezzo’ (IV sec. a.C.), caratterizzata dalla parodia di dèi e di filosofi; e la ‘commedia nuova’ (del IV-III sec. a.C.), volta a rappresentare la vita privata. Come la tragedia, anche la commedia si divide nella parte cantata (dal coro, nell’’orchestra’ del teatro) ed in quella recitata (dagli attori, sul palcoscenico); la prima parte scompare nella Commedia Nuova, riducendosi ad un intermezzo cantato che è privo di contatto con la trama dell’opera e non ci viene tramandato dai testi antichi.

L’origine della Commedia greca

Sia gli autori antichi che gli studiosi moderni hanno dato spiegazioni diverse sull’origine della Commedia. Il termine viene di per sé spiegato come “canto dell’ebbrezza”, giacché formato in greco da due parole, odé che significa appunto “canto”, e kômos, che vale sia per la euforia “dionisiaca” del banchetto che per il corteo dei devoti ubriachi in baldoria. A questo proposito, gli studiosi moderni sottolineano gli aspetti dionisiaci che sono legati al mondo della commedia greca. Aristotele sottolinea, inoltre, che essa aveva avuto origine da “coloro che cantavano i canti fàllici”, evidentemente agricoltori che invocavano la fertilità della terra recando in processione, tra lazzi e motteggi, il simbolo maschile della fecondità. La commedia greca, peraltro, conserva a lungo tracce di questa sua origine rurale, sia nel costume di numerosi attori che nel nome stesso con cui essi vengono designati in varie parti dell’antico mondo greco. In Magna Grecia, ad esempio, gli attori sono denominati “flìaci”, nome che, secondo Esìchio, fa riferimento all’abbondanza del raccolto. I numerosi aspetti che accomunano Dioniso al mondo agricolo della vegetazione fanno sì che per tempo s’incentrino sulla sua figura sia falloforie che commedia.

Dalla processione cultuale alla Commedia

Il carattere giocoso, spesso scopertamente burlesco, non contraddistingue solo le falloforìe, ma anche altre forme di processioni legate al mondo degli antichi agricoltori. Essi si travestono (a volte in fogge animali), sia per permettersi maggiori libertà nell’anonimato, che per immedesimarsi più efficacemente nelle forze che governano la natura. Queste processioni permettono, così, lo sviluppo di battute comiche, dapprima rudimentali (tipo “botta e risposta”), poi più complesse e articolate. Da questo punto di partenza va sviluppandosi la commedia classica, che fornisce col tempo trama e coerenza ad un dialogo che all’inizio era consistito in un semplice scambio di beffe. Così, mentre i devoti in processione vanno trasformandosi nel coro comico che danzerà nell’orchestra del teatro, ad essi si giustappongono gli attori, forse in occasione di grandi festività religiose che richiamano ai santuari, oltre ai devoti in processione, anche compagnie di attori girovaghi.

I costumi

Le radici diverse, da cui trae origine la commedia classica greca, lasciano molteplici tracce sui costumi di coro ed attori che vi prendono parte. Ancora in Aristòfane, infatti, il coro di varie commedie (“Vespe”, “Rane”, “Uccelli”) conserva talvolta le fogge animalesche che sono comuni a numerose processioni legate al mondo agricolo dei coltivatori. Il carattere derisorio di questi cortei, che passando sbeffeggiano anche pesantemente il pubblico, suggerisce di coprire il volto con maschere, che nella Commedia classica si differenziano per tipi fissi. Si noti, infine, che i fallòfori itifàllici ed i “danzatori panciuti” della tradizione religiosa del Peloponneso prestano numerosi attributi (“camiciotto”, fallo, calzoncini) agli attori della commedia classica. Si dimostra così che la differenziazione fra attori e coro comici all’inizio non è troppo rigida: i numerosi scambi fra i due gruppi di interpreti si spiegano, infatti, con l’ambiente dei grandi santuari arcaici, nel quale vanno strutturandosi insieme la parte cantata e la parte recitata della Commedia greca. Si può notare, a questo proposito, che lo sviluppo di una “scena di contrasto” è già implicito nei cortei di devoti che deridono i passanti; d’altra parte, l’altro elemento della farsa (ossia gli aspetti scenici veri e propri) può essersi originato nello stesso ambiente, contadino, in cui si sviluppano falloforìe, processioni mascherate e danze mimiche di carattere religioso: la danza mimica presuppone spesso intermezzi recitati; d’altra parte, gli attori greci della commedia classica indossano indumenti talmente simili a quelli dei ballerini delle danze mimiche (tipo, appunto, i “danzatori panciuti”), che nella commedia antica si può escludere un’origine troppo diversa tra coro e farsa recitata.

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