Il Museo fiorentino riunisce alcune tra le più importanti collezioni di arte antica italiane. Il gusto mediceo si unì alla necessità di raccogliere il maggior numero di testimonianze del popolo dell’antica Etruria, per stabilire un ideale collegamento tra i lucumoni etruschi e i nuovi Duces Etruriae (i granduchi) che si proclamavano legittimi eredi di un territorio provocatoriamente allungato nei confini dello Stato Pontificio. È nel Cinquecento che giungono a Firenze i bronzi ritrovati ad Arezzo, la Chimera e la Minerva; inoltre l’Arringatore, recuperato fortunosamente dalla zona del Lago Trasimeno, o, secondo altri, presso Perugia.

Il primo nucleo mediceo, che di materiale etrusco conservava non molto a parte i tre bronzi, si arricchisce in periodo lorenese: i granduchi, oltre a finanziare le spedizioni egiziane, acquistano alcune raccolte private come quella della famiglia Galluzzi di Volterra (Pi -1771) o i reperti degli scavi effettuati nella necropoli del Portone presso Volterra (1828) e riuniti da Giusto Cinci. Le antichità etrusche, con molti oggetti che allora non venivano ancora identificati come greci, vengono esposte al pubblico presso la Galleria degli Uffizi nel 1853; quando poi trovano sistemazione presso il Cenacolo di Foligno sono già arricchiti dai numerosi ritrovamenti archeologici che prendono piede in tutto il territorio toscano: è soprattutto la Società Colombaria di Firenze, facendo propri alcuni progetti di Alessandro François, a gestire campagne di scavo a Chiusi (Si), Sovana, Cosa e Roselle (Gr). La raccolta di materiale antico comprende acquisti e donazioni, come quella di William Currie che nel 1863 lascia in eredità gemme e oggetti preziosi, o i lasciti chiusini del barone di Vagnonville. Nel 1870 giungono le raccolte del conte Pietro Bucelli dal territorio tra Chiusi e Montepulciano (Si). Una volta scelta la sede definitiva del Museo, la direzione acquista collezioni o singoli reperti (è il caso clamoroso del Sarcofago delle Amazzoni da Tarquinia) recuperati spesso nelle tenute di nobili appassionati di antichità: in tal modo giunge a Firenze una delle raccolte più importanti di ceramica attica, acquistata su indicazione del Direttore di Antichità delle Regie Gallerie fiorentine, Gian Francesco Gamurrini, nel 1871, dal marchese G.P. Campana e proveniente dalle necropoli dell’Etruria meridionale; oppure la collezione Guarnacci di Volterra, campionario di urne funerarie etrusche figurate.

Negli anni ’90 dell’800 sono trasferiti al Palazzo della Crocetta numerosi marmi e bronzi antichi delle collezioni lorenesi e buona parte della collezione glittica, dei preziosi e numismatica. Mentre rimane ancora un progetto irrealizzato quello di riunire tutti i marmi antichi presenti non solo agli Uffizi ma anche a Boboli, Pitti e nelle ville medicee. Nei primi decenni del ‘900 giunge al Museo Archeologico soprattutto materiale greco e cipriota, in qualità di donazioni o acquisti, mentre con la scomparsa di Luigi Adriano Milani (1914) la politica della Soprintendenza e della direzione del Museo è più orientata verso un intensificarsi dell’attività sul campo.

Oggi le antiche collezioni medicee e lorenesi sono allestite al secondo piano del Palazzo della Crocetta: le mostre temporanee permettono periodicamente di fare riemergere dai magazzini i tanti oggetti spesso “nascosti” agli occhi dei visitatori.

BIBLIOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO
D. PRIMERANO, P. BOCCI PACINI, L. GARELLA, L. LABIANCA, M. CECCANTI, La Formazione del Museo Archeologico di Firenze, in “Studi e materiali” V, 1982, pp. 33- 8.
A.M. ESPOSITO, G. DE TOMMASO (a cura di), Vasi attici, Firenze 1993
A. ROMUALDI, Il Museo Archeologico di Firenze, in “Etruschi” (catalogo della mostra) Bompiani 2000, pp. 515-521.

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