L’abbigliamento nell’antica Grecia
L’abito, nell’Atene arcaica e classica non meno che nel mondo moderno, rappresenta un “segnale” di facile comprensione lanciato dal singolo ai membri della comunità di appartenenza. L’abito consente di distinguere agilmente sesso e funzione, ruolo del singolo nell’ambito della propria comunità. Per una donna greca il sesso esprime univocamente il ruolo di madre e di sposa, di amministratrice della casa. Per l’uomo sono previste una molteplicità di funzioni e di contesti sullo sfondo dei quali le singole funzioni specificamente si svolgono, onde diversi e molteplici sono i segnali che l’uomo greco, attraverso specifiche fogge e abbigliamenti lancia ai membri della propria comunità. L’uomo, innanzitutto, a differenza della donna (sostanzialmente prigioniera della propria dimora), si sposta, combatte, fa sport, l’uomo lavora e, in ogni specifico contesto, una foggia particolare si “sposa” alla funzione.

La donna

La donna greca indossa un abito pesante, di lana, solitamente chiamato peplo (ben documentato soprattutto nella ceramografia attica della prima metà del VI sec. a.C.) oppure un abito più leggero, di lino, detto chitone (ben documentato soprattutto a partire dalla fine del VI sec. a.C.). Solitamente un mantello (himàtion) s’accompagna al chitone a proteggere le spalle e il dorso o ad avvolgere la testa. Il peplo consta sostanzialmente di un rettangolo di stoffa pesante (lana) avvolto intorno alla vita e appuntato sulla spalla destra e sulla spalla sinistra mediante spilloni. La parte superiore del tessuto, ripiegata per il verso della lunghezza, formava una sorta di riporto di stoffa detto apòptygma che proteggeva ulteriormente il seno e il ventre. Il rettangolo di stoffa così ripiegato veniva fatto passare sotto l’ascella sinistra, onde il vestito rimaneva aperto sul lato destro. Si tratta del più diffuso peplo aperto. Nel peplo chiuso il lato aperto risulta cucito, onde il rettangolo di stoffa assume una forma tubolare. Una volta indossato, il peplo poteva essere stretto alla vita per mezzo di una cintura. Sul lato B del Cratere François (inv. 4209, SALA 11), fra gli dèi che in processione muovono verso la dimora di Pèleo e Tèti, sono raffigurate le quattro Mòire. Quest’ultime indossano tipici pepli chiusi (stretti in vita da una cintura) ornati di ricami. In particolare il peplo della seconda Mòira a partire da sinistra, reso in vernice nera, si articola in bande orizzontali decorate fittamente da minute incisioni che imitano ricami (vi sono raffigurati i mostruosi esseri animaleschi tipici del repertorio orientalizzante). Kleitìas, il ceramografo, ha inoltre raffigurato con precisione lo spillone che ferma sulla spalla destra il peplo della prima Mòira (sempre a partire da sinistra).

Il chitone consta invece di due teli rettangolari in lino (detti ptèryges) sovrapposti e cuciti per il verso della lunghezza. Il “tubo” venutosi così a formare era cucito superiormente (lato stretto) in due punti sopra le spalle, in modo da formare tre aperture per la testa e le braccia. Si tratta del chitone cosiddetto ampio. Nel chitone cosiddetto stretto l’apertura per le braccia era praticata sui lati lunghi mentre il lato corto (superiore) cucito alle estremità destra e sinistra ma non al centro manteneva l’apertura per la testa. Il chitone manicato era invece, sostanzialmente, un chitone stretto munito di maniche tubolari cucite in corrispondenza delle aperture per le braccia.

Il mantello (himàtion), indossato regolarmente in combinazione col chitone (ma talvolta anche col peplo), poteva coprire la testa e le spalle, essere simmetricamente indossato sulle spalle e proteggere il dorso oppure passare sotto l’ascella sinistra ed essere allacciato o affibbiato sulla spalla destra in modo da attraversare obliquamente il petto e da lasciare scoperta la spalla sinistra. Sul tondo interno della kylix a figure rosse inv. 3921, del Pittore di Brygos, databile al 490-480 a.C. circa (non esposta), la suonatrice di doppio aulòs indossa un chitone ampio fittamente pieghettato e allacciato alla spalla nonché un mantello (himàtion) avvolto intorno alla vita e che lascia scoperta la spalla destra. Tra gli accessori del vestiario femminile non mancano infine cuffie (sàkkos) per raccogliere i capelli.
Peplo
Veste di lana molto pesante, priva di maniche, ottenuta da un lungo rettangolo di stoffa, più volte ripiegato, ricadente sui piedi e stretto ai fianchi da una cintura.
Ergastìnai
Termine greco con cui si indicavano le fanciulle, selezionate tra le famiglie nobili di Atene e alloggiate temporaneamente sull’Acropoli, incaricate di tessere e ricamare il peplo destinato a rivestire lo xòanon (statua di culto, in legno) di Athèna Poliade. Sul peplo, Athèna stessa era rappresentata come gigantophònos (sterminatrice dei giganti).

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